Mia sorella Ginetta

Questa pagina è dedicata a mia sorella Ginetta che nella sua breve vita aveva sentito la vocazione a seguire il Signore Gesù come consacrata. Volenterosa di fare la missionaria, non ne ebbe il tempo, perché morì a causa di un incidente stradale a 18 anni. Tanto grande era la sua vocazione che per un atto d’amore al Signore si impresse un crocifisso a fuoco nel petto sopra il cuore, di cui io e altri della nostra famiglia (la mamma Maria, mia moglie Noemi, Primo Baldan, marito di mia sorella Giuliana) siamo stati testimoni. Riportiamo di seguito gli scritti di Ginetta, che comprendono le lezioni di religione, le adunanze ed alcuni estratti del suo diario, pubblicato nel 1964.

Nata nell’ospedale di Padova il 18 giugno 1946

Battezzata nello stesso ospedale il 22 giugno 1946

Prima Comunione a Fossò il 31 maggio 1953

Cresima a Fossò da Ecc. Mons. Girolamo Bordignon il 12-luglio 1953

Nuovi orizzonti di vita nel 1960

Entra in fabbrica da “Baldan” a Fiesso nel 1961

Fa voto di non sposarsi il 22 ottobre 1961

Primi esercizi spirituali nel 1961

Si iscrive all’Azione Cattolica l’8 dicembre 1961

Inizia a scrivere il “Diario” il 18 settembre 1963

È operaia da “Ballin”, a Fiesso, il 14 ottobre 1963

Fa voto temporaneo di obbedienza nel 1963

Investita nella statale 11 tra Fiesso e Dolo il 17 luglio 1964

Muore all’ospedale di Dolo (VE) il 18 luglio 1964

Riposa nel cimitero di Fossò (VE) nella tomba di famiglia.

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        VANUZZO MARIA GINA 

                                              

I. Appunti delle lezioni di religione che Ginetta ha frequentato

20.01.62                                             

Introduzione

Come possiamo giungere a Dio?

  1. Attraverso le creature noi giungiamo al Creatore, sarebbe da pazzi pensare che tutto il mondo, il quale mantiene così bene il suo ordine nel continuo volgere dei giorni, si fosse creato da solo.
  2. Per il consenso di tutti i popoli, infatti tutti i popoli del mondo riconoscono che esiste un Dio, …qui noi possiamo fare un ragionamento: possibile che tutto il mondo si fosse sbagliato?
  3. Per mezzo delle coscienze, infatti ogni uomo avverte in sé una specie di tribunale, il quale condanna il male e assolve il bene, (anzi premia il bene) quindi, se in noi c’è una legge, ci deve essere, pure un legislatore.
  4. Una prova che Dio esiste ce la dà anche il bestemmiatore, proprio così, egli nel suo odio contro Dio afferma (sia pure involontariamente) che Esso esiste, infatti amare e odiare non è un po’ lo stesso? Se io amo una persona è perché essa esiste, così pure se io l’odio, sarebbe da pazzi odiare un essere che non è.

                        L’unità di Dio e la sua infinita perfezione

Dio, per essere tale, deve avere in sé tutte le perfezioni (Sapienza, Onnipotenza, Giustizia, Misericordia) altrimenti non meriterebbe il nome di Dio.

Dio è l’unico, appunto perché ha in sé tutte le perfezioni, poiché se fossero anche in due, Dio non sarebbe ne l’uno ne l’altro, perché se il primo ha la Sapienza, non la potrebbe più avere il secondo, se il secondo ha la Giustizia, non la potrebbe più avere il primo, e così via. Ma come abbiamo detto, per essere Dio, Egli deve possedere tutte le perfezioni.

I° Gli Angeli

Gli Angeli sono esseri intelligentissimi, assai superiori dell’uomo, Dio quando li creò, li fece puri spiriti; però (come dall’uomo), volle una prova del loro amore, di preciso non sappiamo quale, ma i teologi pensano che Dio avesse loro ordinato di adorare l’uomo-Dio (G.S.). Gli Angeli umili subito ubbidirono; ma gli orgogliosi, vedendosi di molto superiori (ed avevano ragione) si rifiutarono di adorare tale miseria. Gli Angeli ribelli diventarono demoni, ma sta qui il male, essi diventando ciò, non perdettero per niente la loro intelligenza, sapienza, etc…. Tutti i doni che avevano prima restarono loro, con la differenza che prima adoperavano tali doni per l a gloria di Dio. Adesso vedendo l’abisso in cui erano caduti a causa del loro orgoglio, ci invidiano, anzi ci odiano e non potendo scagliare il loro rancore contro Dio, cercano a tutti i costi di farci andare con loro all’inferno, perché pensano: non godo io del paradiso, non voglio che lo goda nemmeno tu, e per quanto sta in me farò di tutto per impedirti di diventare amica di Dio. Ma per fortuna Dio è molto buono e non permette che Satana usi tutta la sua potenza sopra di noi, il vincerlo sarebbe allora superiore all’uomo.

II° Creazione dell’uomo    

Dio creò l’universo, le stelle, il sole, la terra con il suo mondo vegetale, minerale e animale; creò l’aria, il mare, i monti etc…. Tutto ciò in cinque giorni; nel sesto giorno creò l’uomo: prese del fango e formò un corpo, gli soffiò poi in faccia, ed ecco l’anima; ora se Dio è immortale, anche il suo soffio, che è un po’ Lui, sarà immortale.

L’uomo non sarebbe (nel vero senso della parola) figlio di Dio poiché è creatura, ma Dio nella sua infinita bontà, lo elevò alla dignità di figlio e fu appunto la sua bontà che gli impedì di umiliare l’uomo, cioè di concedergli tutti quei doni soprannaturali senza alcun merito. Dio diede ad A.E. una prova, perché essi, superandola, potessero senza arrossire, adoperare i doni che Egli aveva loro fatto e dire: “Ce li siamo guadagnati”. La prova di A.E. consisteva nel dimostrare a Dio il loro amore, ma siccome l’amore non si dimostra soltanto a parole, allora Dio ordinò loro di non mangiare il frutto dell’albero che sta nel mezzo del paradiso, «il giorno in cui ne mangerai, sarai soggetto alla morte». Diede questo ordine non per il frutto; il frutto in se stesso non avrebbe avuto alcun valore. Dio scelse quel frutto come poteva indifferentemente scegliere un fiore, una foglia, un sasso, etc.

A.E. per qualche tempo ubbidirono, ma ben presto l’angelo ribelle (il demonio), sotto forma di serpente si avvicinò alla donna e le disse: «Perché Dio vi ha comandato di non mangiare i frutti di tutti gli alberi del paradiso?» e la donna meravigliata che quel serpente potesse parlare, rispose che se lo avessero mangiato, ne sarebbero morti, «voi non morrete, Dio vi ha detto una menzogna, è da stupidi credere a simili superstizioni! Dio sa che in qualunque giorno voi mangerete questo frutto i vostri occhi si apriranno e voi diventerete altrettanti dei, conoscitori del bene e del male». Ed Eva affascinata da questa prospettiva colse un frutto dall’albero proibito, ne mangiò e ne diede al marito. Ed ecco che i loro occhi si aprirono ma non come aveva detto Satana “diventerai simile a Dio”, bensì per vedere la loro caduta, la loro miseria e riconobbero di essere nudi e corsero a nascondersi.

Il peccato di A.E. si chiama peccato originale perché dà origine a tutti gli altri peccati. Il peccato di A. E. (A) fu un peccato di superbia perché agirono con la prospettiva di diventare simili a Dio, (B) fu un peccato di disubbidienza perché Dio aveva loro comandato di non mangiare di quel frutto, trattarono inoltre Dio da bugiardo, il non credere a quello che Egli disse non è come avergli detto bugiardo?

Il peccato originale ci ha non solo privati dei doni soprannaturali, ma feriti pure in quelli naturali, e ci ha inoltre destinati a morire.

Come abbiamo detto Dio creandoci ci aveva posto molto in alto, ci aveva cioè, fatti suoi figli, ma il peccato dei nostri progenitori ci ha resi indegni di tale dono, ma Dio nella sua infinita bontà e anche giustizia, (poiché non è mica colpa nostra se i nostri antenati peccarono) ci mandò un salvatore (Gesù suo figlio) a morire per noi, meritandoci infine, il Paradiso. Il riparatore non poteva essere altro che Gesù, essendo l’offesa tanto grande che nessun uomo, né angelo avevano il potere di riparare, resta però un mistero perché ha scelto proprio l’incarnazione, cioè perché ha voluto unire la sua divinità ad un corpo umano, non poteva Egli salvarci in altri modi? Visto che Egli è scienza infinita non avrebbe potuto trovare altri sistemi? I teologi pensano che con questo Egli volesse dimostrare che per la salvezza eterna non deve operare solo l’uomo, ma nemmeno solo Iddio.

L’uomo e Dio insieme, si spiegherebbe così il mistero.

A. E. peccando caddero in profonda miseria, e tale miseria ce la lasciarono in eredità, infatti ogni essere umano nasce col peccato originale, però non dobbiamo credere che se i nostri progenitori avessero vinto la prova, noi ne saremmo stati esenti, se ci sarebbe stata una prova individuale dalla quale sarebbe derivata la nostra salvezza o la nostra rovina….Eterna.

Dio non è solo misericordia

Dio non è solo misericordia, ma è anche giustizia, se fosse diversamente Egli non sarebbe più Dio.

Domanda – Anche ammesso che A. E. abbia peccato, che cosa ho da fare io con Adamo? Perché devo essere io punito per sua colpa?

Risposta – Quando l’8 dicembre 1941, il congresso americano dichiarò la guerra alla Germania, anche voi avete dichiarato guerra, senza alcuna esplicita dichiarazione da parte vostra. Ciò che fece il congresso, lo fece ogni americano. A. era il capo della razza umana, come dice S. Paolo scrivendo ai romani «Per causa di un uomo il peccato entrò nel mondo» (5,15)

Domanda – Fu cosa ingiusta da parte di Dio privare me della sua amicizia e degli altri doni, semplicemente perché Adamo peccò.

Risposta – Ci sarebbe stato ingiustizia da parte di Dio privarci di ciò che era a noi dovuto; ma noi non abbiamo nessun titolo per essere figli di Dio, come non ha nessun titolo un rosaio di fiorire, oppure una rosa d’abbaiare, oppure un cane di citare Dante.

Ciò che Adamo perdette era dono e non possesso. A Natale quando voi distribuite doni ai vostri amici, avrei io il diritto di dirvi: “perché non mi date questo o quel dono”?  Voi giustamente rispondereste: “io non vi faccio nessuna ingiustizia, perché non vi sono debitore di nessuna cosa. Non sono obbligato a dare questi doni ai miei amici; se non li do, non li privo di ciò che a loro spetta.

Analogamente: Dio non era obbligato a darci niente che fosse oltre la nostra natura di creature.

Domanda – A Dio tutto è presente perché dunque creò anche quelli che Lui prevedeva andare all’inferno?

Risposta – Dio è l’essere liberissimo, ora se Lui non avesse creato quelle persone che prevedeva andare all’inferno, non sarebbe più stato liberissimo, perché ostacolato dal previsto peccato.

Domanda – I Comandamenti di Dio non sono ostacoli alla nostra libertà?

Risposta – No! E per spiegare ciò, io prendo un esempio, quando noi andiamo a comperare una macchina, il meccanico ci dà alcune indicazioni del come usarla, ora, quelle indicazioni, consigli (il meccanico) ce le dà per farci un favore, per aiutarci ad essere capaci di guidarla, e lo stesso è Dio, i suoi comandi non sono ostacoli, ma hanno lo scopo di semplificarci il cammino nell’ascesa spirituale.

La libertà dell’uomo

L’uomo è libero, non liberissimo ricordiamocelo, l’uomo è libero in quanto può decidere di fare, o meno, una azione, ma la sua libertà è limitata ad es.: se esso volesse passare attraverso un muro non può, ecco allora l’ostacolo.

La grandezza dell’uomo

La grandezza dell’uomo sta proprio qui, nel poter decidere di una azione invece dell’altra. Alla libertà si oppone il peccato, il quale rende schiavi dei propri sensi e benda gli occhi, quindi non si è liberi senza la grazia, per questo Gesù ci diede la “lavatrice d’anime” cioè il sacramento della confessione che rompe le catene che tengono schiavo l’uomo, leva le bende in modo che i suoi occhi vedano la luce.

Il perdono d’un peccato grave, Dio avrebbe potuto concedercelo attraverso altri sistemi. Ad es. nella comunione, nella preghiera ecc., ma ci sarebbe stato sempre il dubbio e in special modo negli scrupolosi: sarò veramente perdonato? Non avrò io pregato male? Per questo Dio creò il sacramento della confessione.

Al contrario di quanti che credono, che il sacramento della confessione sia cosa leggera cioè facile a farsi, esso è assai difficile in quanto Dio esige da Esso: 1) dolore, o meglio pentimento dei peccati; 2) fermo proposito di più peccare; 3) sincerità nella confessione.

La confessione ha due scopi: 1) perdonare i peccati; 2) dar forza perché essi più non si ripetano.

GESU’ MAESTRO

I° Lezione

Che cos’è la rivelazione?

La rivelazione è quel complesso di cose che ci mettono direttamente di fronte a Dio.

Era necessaria la rivelazione?

Conforme, per la vita naturale, di per se stessa non sarebbe stata necessaria, ma quasi necessaria, avendoci il peccato originale non solo tolto i doni soprannaturali, ma feriti pure in quelli naturali. Per la vita soprannaturale invece, la rivelazione ci è indispensabile, poiché se Dio ci vuole amici, figli, era necessario che in qualche modo ci comunicasse la sua volontà.

Che posto ha Dio nella storia?

Dio nella storia ha il posto centrale poiché fu preceduto dai profeti e seguito dagli Apostoli.

Perché Gesù ha nella storia il posto centrale?

Gesù nella storia ha il posto centrale poiché non fu un mandato come lo furono i profeti e lo sono attualmente i suoi discepoli, ma fu mandato e mandatario assieme.

Come ci fa scuola Gesù?

Gesù è maestro, ma non come tale, si limitò a insegnarci da una cattedra, ma venne direttamente in mezzo a noi con una vita concreta, insegnandoci, quasi sempre parlando in parabole.

Gesù ci svelò tutta la sua scienza?

No! Gesù tenendo conto della nostra miseria, si è limitato a rivelarci quel tanto che ci basta per la salvezza eterna.

Gesù in terra non è venuto per soddisfare alla curiosità degli uomini ma bensì per farsi amare, adorare e per farci infine, degni del Paradiso.

II° lezione

Non essendo il territorio degli Ebrei bagnato dal mare, il lago di Tiberiade, che in realtà non è più grande del nostro Garda, per loro era un mare, c’era pure una bella cittadina costiera: Cafarnao.

I farisei – scribi, chi sono?

Sono uomini tanto saldi nelle loro idee, da giungere al fanatismo.

In che consiste la religione Ebraica?

La religione ebraica consiste più che altro in una formalità, essa è tutta un insieme di regole sopra regole più esteriori che morali.

La vita di Gesù ha un corso di 33 anni, nei quali solo gli ultimi tre furono spesi per la rivelazione vera e propria, secondo l’umana veduta sembrerebbe che i primi 30 anni fossero vissuti inutilmente, tanto Egli condusse una vita umile e silenziosa, ma non è così, perché se un giorno Egli predicherà d’essere umili, obbedienti, caritatevoli ecc. lo potrà fare perché prima, tale virtù, la mise in pratica egli stesso.

L’ultimo suo periodo di vita si può dividerlo in tre parti:

1) periodo degli inizi

Dopo il Battesimo al Giordano, Gesù apre il suo ministero in Giudea dove raccoglie qualche discepolo; poi passa subito in Galilea, attraverso la Samaria ed ivi compie i primi miracoli, completa la scelta dei 12 apostoli, ed incontra le prime opposizioni, il luogo preferito è il lago di Tiberiade, con la città costiera di Cafarnao; però Gesù percorre anche i villaggi dei dintorni (Cana, Nazareth).

2)  periodo è quello dei grandi discorsi.

Gesù predica alle genti, moltiplica i miracoli, svela così, sempre più la sua persona incontrando perciò l’ostilità sempre più accanita dei Farisei. Gesù predica a delle folle di gente in qualunque modo, sulle rive del lago, sui monti, sulle colline, lungo le strade, ecc. secondo il suo stile. Esso predica in parabole, ma non sempre e nemmeno i suoi apostoli lo capiscono. Egli allora fa per essi un’istruzione a parte.

Gesù predica a delle folle, ma non disdegna i singoli… non sempre nei discorsi scelse Egli l’argomento, ma molte volte rispose a delle domande rivoltagli.

3)Nell’ultimo periodo, Gesù prepara il futuro della Chiesa, diminuisce le cure alla folla e si dedica quasi esclusivamente ai suoi apostoli, preparandoli alla loro vita di (continuatori), l’ultima settimana, Gesù dà le ultime istruzioni agli apostoli, e insieme fa le ultime profezie al popolo riguardo la fine di Gerusalemme e del mondo, fu anzi questo, e forse l’unico argomento che si attaccarono per condannare Gesù.

Gli Ebrei che pure erano poveri materialmente, si ritenevano superiori spiritualmente a tutti i popoli, (e in parte avevano ragione) Aspettavano nel Messia un guerriero che li portasse alla conquista del mondo intero, fu appunto per questo che molti ebrei, quando seppero quale era veramente la missione di Gesù, gli voltarono le spalle.

Maria

Guardiamo nella vita di Gesù anche alle persone che più l’avvicinarono (che più l’amarono) e in questo caso, specialmente sua madre: Maria gran capolavoro di Dio, Essa non fu mai con Lui nei suoi trionfi, ma bensì nel dolore, esempio mirabile d’un cuore tutto abnegazione, ben diverso dal mondo moderno, nel quale le donne, nella maggior parte tendono a mascolinarsi, diventando egoiste, esigenti e certe volte perdendo pure il pudore.

III° lezione

La riflessione e l’umiltà sono le basi essenziali per arrivare alla fede, la fede è il culmine della perfezione, che fa l’uomo aderire completamente a Dio.

Che cos’è l’umiltà?

L’umiltà non è altro che il riconoscere il proprio niente, e il tutto del Signore.

Che cos’è la riflessione?

La riflessione è prendersi un soggetto, meditarlo, applicarlo ed infine ricavarne conclusioni.

Tutte, almeno di sfuggita ci è venuto (almeno una volta) il desiderio di perfezione, ma forse noi abbiamo commesso l’errore di credere che per santificarci ci volessero degli atti eroici, e magari ne abbiamo atteso con impazienza il momento di essere messe alla prova, trascurando invece le vere occasioni, quelle di tutti i giorni, quelle che mettono a dura prova specialmente la nostra perseveranza.

È facile praticare le virtù cristiane in un momento di ardore, ma non altrettanto se sentiamo in noi l’amarezza e certe volte perfino l’avversione a Dio.

Come abbiamo visto, la santità non è cosa difficile a raggiungersi, è solo questione di volontà, di coerenza, di perseveranza, poiché tanto varrebbe fare una vita santa, se proprio nell’ultimo momento si cadesse in balia del nemico.

I principali ostacoli che incontra l’uomo oggi alla fede sono tre.

A) l’indifferentismo;

che consiste nel giudicare impossibile trovare la verità, data la differenza delle religioni, anzi trova comodo non disturbarsi affatto a cercare.

B) il materialismo;

cioè quelli che fanno del lavoro, della ricchezza ecc, il fine della propria vita, non c’è quindi tempo per la meditazione, ritiri, es. spirituali ecc.

C) il conformismo;

che si potrebbe chiamare (pecorismo) poiché, senza un motivo personale, trascinati dagli altri si finisce col perdere la fede.

Domande

Qual è la base per arrivare alla fede?

  1. L’umiltà; poiché l’orgoglioso è pieno di se stesso, quindi non c’è posto per Iddio.
  2. Semplicità; come quella del bimbo che crede ciecamente alla mamma.
  3. Desiderio della verità, poiché la mente dell’uomo è fatta per tale, e ciò la possiamo trovare solo in Dio (Dio non s’inganna, Dio non inganna), desiderare la verità non per il solo sapere ma per mettere in pratica ciò che s’impara. Diceva un santo,” purtroppo è possibile il peccato e la comunione assieme” (sacrilegio), quindi ci vuole anche molta riflessione, perché chi riflette con costanza certamente avrà il sopravvento sul peccato.
  4. Essere coerenti, cioè fare ciò che si pensa.
  5. Animo libero dai peccati e dominio delle passioni (TEMPERANZA) perché la luce non può entrare in una stanza in cui ci siano le finestre nere (sporche).
  6. Ci vuole tutto il già detto, con (contorno) di preghiera, perché la fede è dono dello Spirito Santo. E ricordiamo che il nostro Dio, che va in cerca delle pecorelle smarrite, non potrà negare il suo aiuto a quelle che volontariamente vogliono ritornare a Lui

IV° LEZIONE

Il vecchio testamento cominciò con l’uomo e finì con la venuta di Gesù, dalla venuta di Gesù in poi, cominciò il nuovo testamento.

Tutti i popoli del mondo adoravano più divinità, così erano giunti a credere che fra Dei ci fossero odii, invidie, gelosie ecc. avevano cioè degli Dei un concetto molto basso, ossia trattavano un Dio, più o meno come un umano, è invece errato pensare così, perché se in Dio ci fosse qualche difetto o mancasse qualche virtù, Egli non sarebbe più Dio, Dio per mezzo dei patriarchi, ma in special modo dei profeti, aveva fatto capire al popolo eletto (ebreo) anzitutto l’unità di Dio – MONOTEISMO – e la sua infinita perfezione – TRASCENDENZA.

Tutti i popoli, ma specialmente l’Ebreo, erano inclini ad adorare più Dei, così, per scongiurare tale peccato ricorsero ad uno stratagemma; in nessun luogo o tempio si doveva dipingere o tenere statue che raffigurassero corpi umani.

Quale verità sono state rivelate già nell’Antico Testamento?

A) L’unità di Dio = Monoteismo = mono – uno solo; teismo – Dio. La sua infinita perfezione = trascendenza;

B) La Provvidenza speciale e soprannaturale riguardo il popolo eletto;

C) L’origine divina della legge morale e la necessità della sua osservanza per la salvezza dell’anima;

D) L’importanza della società religiosa (preludio della Chiesa) per mettersi in contatto con Dio.

1) Dio per essere tale deve avere in sé tutte le perfezioni, ora se Dio possiede tutte le perfezioni deve essere l’unico perché, anche se ce ne fosse un altro, se uno ha tutte le perfezioni all’altro non ne rimarrebbe nessuna.

2) Attraverso i Patriarchi e in special modo i Profeti, Dio aveva manifestato al popolo ebreo essere lui l’eletto, il popolo ebreo di ciò andava orgoglioso, e perciò si riteneva superiore a tutti i popoli, credeva che esistesse si la Provvidenza, ma soltanto per esso.

3) Mentre in tutti i popoli del mondo la religione consisteva in atti di culto esterno, Dio aveva fatto capire al popolo eletto l’importanza della legge morale (in latino – morale= costruire).

4) La religione non è un semplice affare privato, Dio vuole l’apporto sociale esterno, il regno di Dio si realizza in una società religiosa, possiamo dirlo subito, in una Chiesa, il popolo ebreo è organizzato più come società religiosa che come società civile.

Come si può giungere a Dio?

a) Per il consenso di tutti i popoli;

b) Per la testimonianza delle coscienze;

c) Con la meditazione sulla natura cioè, attraverso la perfezione delle cose, e attraverso l’imperfezione di esse.

L’uomo poi, si muove sempre in vista d’una felicità, ma purtroppo nessuna cosa al mondo lo sazia, lo appaga perfettamente, deve quindi esistere il sommo bene che suscita questa attrazione e la possa appagare, tutto il creato nel suo ambiente è perfettamente felice, sarebbe dunque soltanto l’uomo, questo essere libero, intelligente ecc. l’eterno illuso?

Dio = Caritas = amore

Dio è soprattutto amore, Esso ci amò prima di tutti i secoli, tra amore divino e amore umano c’è una differenza poiché, mentre noi nell’uomo amiamo un valore, cioè, o perché esso è intelligente, o bello, o buono ecc. Dio in noi si può dire che amò il niente, ma Egli per renderci degni del suo amore ci diede tutti i doni necessari.

V° lezione

La vita è una prova.

La legge di Dio è la regola indispensabile per vincerla, il tutto ci conduce al nostro fine. Dio

Noi nella vita abbiamo uno scopo preciso, Gesù ci ha comandato «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli» (Matteo,5v48).

Il nostro modello è Gesù; tutti siamo chiamati alla santità, e se questa è la nostra volontà, non dobbiamo fare altro che mettere in pratica le parole di Gesù: «Prendete la croce e seguitemi». 

La coscienza è la legge naturale che ogni uomo avverte in sé, però, siccome può deviare facilmente diventando lassa o scrupolosa, Dio ci ha dato la Legge positiva. La coscienza dell’uomo dovrebbe essere sempre giusta perché essa è il giudizio prossimo di una azione che stiamo per compiere, ma se per disgrazia essa avesse deviato, rimettiamola al più presto nella giusta direzione con la riflessione, con lo studio della Parola di Dio, con la consultazione frequente di persone sagge e prudenti.

Gesù non ha tolto niente dalla legge positiva che Dio aveva consegnato a Mosè nel monte Sinai, ma l’ha perfezionata, ad esempio nel V Comandamento Non ammazzare, e Gesù disse: «Non odiare, non portare rancore, non calunniare, non mormorare», etc….”

VII° lezione

Gesù insegna che la legge morale non riguarda solo le azioni esterne, ma anche i pensieri e i desideri, anzi, in proposito, ha delle parole tremende «se il tuo occhio… la tua mano… il tuo piede… ti è occasione di peccato strappalo e gettalo via» (M. V, 29-30)

Le passioni più potenti e pericolose sono: A) l’interesse dei beni materiali; B) la sete dei piaceri impuri; C) la superbia.

Gesù nelle beatitudini ci insegna a strappare dalla radice simili mali.

  1. Beati i poveri
  2. Beati quelli che piangono
  3. Beati i mansueti
  4. Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia,
  5. Beati i misericordiosi
  6. Beati i puri di cuore
  7. Beati i portatori di pace
  8. Beati i perseguitati per causa santa.

La legge morale, Gesù l’ha scritta nella propria vita, Egli era senza difetti, tanto da poter sfidare chiunque di trovare in Lui ombra di peccato, questo lo poteva fare soltanto Lui, nessun altro maestro poteva proporre se stesso quale legge di vita, un uomo potrà dire “fate quello che dico” ma non potrà dire: “fate quello che faccio”.

Gesù portava dottrine che elevavano i costumi, quando Egli parlava, il popolo si entusiasmava tanto che spesse volte esclamò con ammirazione: “Nessun uomo parlò mai così”. Per dimostrare che la sua dottrina era veramente divina, Egli la confermava con numerosi miracoli, ma contro tutta questa luce i nemici chiudevano gli occhi tanto che Gesù, il quale si mostrò così tanto misericordioso verso qualunque sorta di peccatori, verso questi fu duro, li accusò di essere figli delle tenebre, della menzogna, del demonio, il quale è odiatore della luce.  «Vi conosco bene…non avrete in voi l’amore di Dio…come potete credere voi che andate mendicando gloria gli uni dagli altri, e non cercate quella gloria che viene da Dio solo?» (Giov. V 42,44). «Vostro padre è il demonio, ed i desideri del padre vostro voi volete compiere…Non c’è verità in lui…è bugiardo e padre della menzogna» (Giov. CVIII, 44).

 La legge di Gesù si può riassumere in una sola parola, quella parola che fa ogni peso leggero: Amore, se tu ami Dio, non l’offenderai e quindi osserverai i primi tre comandamenti, se tu ami il tuo prossimo osserverai gli altri sette, ma noi non dobbiamo limitarci a non fare il male, ma cercare di fare il bene «Siate perfetti»; «Fate agli altri quello che vorreste fosse fatto a voi» (Matteo, VII, 12)

VIII° lezione

Gesù ci ha insegnato a riflettere sulla morte, essa arriva come un ladro quando meno ce lo aspettiamo, la morte o degradazione del corpo è il segno sensibile che la prova qual è la vita, è finita.

“Guai a chi fa i calcoli come se dovesse vivere soltanto quaggiù e sempre!” (Luca XII16-21)

Secondo come ci trovò la morte, la nostra anima avrà l’eterno premio o l’eterno castigo.

«Beati i servi che il padrone, al suo arrivo, trova vigilanti!» (Luca XII,37)

Gesù raccontò, a proposito, la parabola dei talenti, e quella delle vergini. (Matteo XXV,9-30)

La vita terrena è l’ora dei mortali, ma la morte è l’ora di Dio, cioè, Dio darà il suo giudizio. Non dobbiamo giudicare la morte come liberazione dei mali, fastidi, ecc. che il mondo indispensabilmente dona, ma come liberazione dalla prova, cioè essere finalmente sicuri del paradiso, essere finalmente sicuri di possedere Dio in eterno.

                                                                     Giudizio

Dio ha tutta l’eternità per castigare il peccatore, non interpretiamo quindi tutte le disgrazie come castighi di Dio.

Nel giudizio Dio sarà più esigente soprattutto nelle opere di misericordia corporale, avevo fame, sete… voi mi avete dato da mangiare, bere, etc.

                                                                           Inferno

I peccatori avranno il loro giusto castigo, cioè l’inferno, essi peccando voltarono le spalle a Dio, e si girarono verso la creatura, avranno dunque ciò che si sono scelti: la creatura (inferno).

L’anima quando parte dal corpo tende spontaneamente al suo creatore (Dio) alla sua felicità, ma se essa è in peccato sente una forza irresistibile che l’attira lì, ove c’è stridor di denti, l’inferno è terribile, pensiamo soltanto che è stato creato dalla giustizia d’un Dio sdegnato.

Il tormento dei disgraziati che ci vanno è duplice: I° le fiamme che bruceranno senza consumare il corpo e l’anima; II°(e non so qual è il peggiore) l’odio di Dio, il pensiero stesso poi, che tutto ciò è eterno, sarà per quell’anima un terzo tormento.

Tutto ciò, deve far pensare anche noi, perché siamo ancora nel tempo della prova, preghiamo dunque il Signore che questa benedetta prova termini il più presto. Un consiglio di S. Agostino “Vuoi sfuggire alla giustizia di Dio? Rifugiati nella sua misericordia!”

Esiste l’inferno?

Dio è misericordia infinita, ma è pure giustizia infinita, quindi esiste l’inferno.

                                                                               Paradiso

Nel paradiso si gode Dio. È una cosa tanto soprannaturale che l’uomo non può percepire. Essendo Dio perfezione infinita si godrà in Lui di tutte le perfezioni.

«Molti i chiamati, pochi i venuti» (Vangelo)

A questa meta tutti son chiamati, non tutti i venuti.

IX° Lezione

Soltanto una volta nel Vangelo si trova che Gesù scrisse, (per terra) se non fosse per questa si potrebbe perfino credere che Gesù come uomo, fosse analfabeta. Egli insegnò sempre a viva voce, soltanto gli apostoli scrissero, ma non subito nemmeno loro. In principio si tramandarono le prediche l’un l’altro e se le ricordavano bene perché quando le ascoltavano le seguivano attentamente, senza distrazioni. Tra i dodici, soltanto quattro furono evangelisti: Luca, Giovanni, Matteo, Marco.

Gesù pur salendo al cielo volle restare in mezzo a noi, ad insegnarci a viva voce, Egli ci parla attraverso la Chiesa, il vangelo, l’Eucarestia.

La Chiesa è infallibile perché è continuamente assistita dallo Spirito Santo. La Chiesa è impersonata dal Papa, il quale davanti agli uomini rappresenta Dio, davanti a Dio rappresenta gli uomini. La Chiesa ha lo scopo di costudire, interpretare, applicare la rivelazione e in particolare la parola di Gesù. Essa ha ricevuto da Dio piena autorità di insegnare, d’imporre e non solo proporre, quindi noi abbiamo il dovere di ubbidire.

Vangelo

Il Vangelo sarebbe bene meditarlo, un piccolo brano al giorno ci fa scoprire tesori nascosti, quanto è differente il cristiano dal protestante, con quanto più impegno esso studia e impara il Vangelo. Tra C. e P. la sola differenza che c’è è che mentre il C. crede al Vangelo e alla tradizione, il P. ammette soltanto il primo. (Vangelo)

                                                                                Eucarestia

Quella piccola, umile ostia, nella quale si nasconde Dio, il padrone dell’universo, oh come sa parlare Gesù al cuore disposto, Gesù nell’Eucarestia parla attraverso i simboli, nell’Eucarestia si legge il sacrificio, inoltre i santi lessero il silenzio, la povertà, il candore, l’obbedienza.

X lezione

Gli ecclesiastici da soli non riescono a svolgere il loro magistero in tutta la sua cerchia, è chiamato così ogni cristiano a diffondere la luce, specialmente là, ove il mondo religioso non può penetrare, fabbriche, uffici, ecc.

Il cristiano deve essere luce, luce che in qualunque ambiente esso si trovi rischiari le tenebre, il cristiano è chiamato ad essere apostolo, deve perciò avere un po’ di cultura della sua religione, in modo di sapere rispondere (caso mai ne fosse bisogno) a dubbi, incertezze, di sapere sostenere un discorso, non per questo però il laico deve fare prediche, deve sì predicare, ma con l’esempio, e dire una parola buona, con tatto, con prudenza, con bontà, quando ve n’è di bisogno.

FINE

Azione cattolica (Gesù Maestro)

Luigi Sartori

Domande e risposte sul piano organico Giovanissime

A) Quale argomento tratta quest’anno il Piano organico delle Giovanissime?

Il “Domani”, cioè la conoscenza e l’attuazione della volontà di Dio riguardo al proprio avvenire.

B) Da chi viene la vocazione?

La vocazione viene da Dio, il quale con infinita sapienza e con amore di Padre ti ha preparato un “Posto” nel mondo, affinchè tu sia felice e gli renda gloria.

D) Come puoi scoprire e seguire la tua vocazione?

Con la ricerca e la risposta generosa alla volontà di Dio e quindi con lo studio delle mie inclinazioni e qualità, con la preghiera e la meditazione, con il consiglio del direttore spirituale e di persone sagge.

E) Qual è la missione che la donna deve compiere insieme con l’uomo?

Secondo la volontà di Dio è duplice: 1) “Dominare la terra” attraverso il lavoro; 2) “popolare la terra” collaborando all’opera della creazione.

F) Che cosa vuol dire essere veramente donna?

Portare nel mondo, nella famiglia, nel lavoro, nella società lo spirito materno, che è fatto di serenità a di forza.

G) Che cosa è l’amore?

L’amore è una cosa grande, è un dono prezioso che viene da Dio. E’ volere il vero bene degli altri.

H) Come devi comportarti verso l ‘amore?

1) Apprezzarlo moltissimo come dono di Dio.
2) Conservarlo delicatamente per la tua missione di donna.
3) Offrirlo oggi generosamente alla tua famiglia, alle tue compagne, ai piccoli, ai poveri, alla società.
4) Attendere con pazienza serenità e fiducia, perché la simpatia non è ancora l’amore.

I) Come bisogna considerare e fare il lavoro?

1) Bisogna considerare il lavoro come collaborazione con Dio per il nostro perfezionamento, per il bene della società, per lo sviluppo del mondo.

2) Bisogna fare il lavoro con competenza, con diligenza, con fine retto.

L) Qual è la vocazione di una donna?

Al matrimonio o alla verginità.

M) Che cosa significa diventare mamma?

Collaborare con Dio nel dare a nuove creature la vita umana e l’educazione; e quindi santificarsi insieme con il marito ed i figli nella famiglia.

N) Che cosa significa consacrarsi a Dio?

Offrire a Dio quanto di più grande e profondo è in noi, per aprire il cuore agli orizzonti infiniti del suo amore e per mettersi a disposizione sua e dei fratelli in modo totale.

Come devi comportarti riguardo alla vocazione?

  1. Devo ringraziare fin d’ora il Signore della chiamata che mi ha dato o mi darà
  2. Devo prepararmi nella purezza e nella generosità
  3. Devo in ogni modo non voler essere mediocre, cioè “buona alla buona”, ma santa: mamma santa, suora santa, apostola santa.

(È materia obbligatoria per la gare di cultura “Gesù Maestro”)

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Vigonovo,18-2-62

I.° Meditazione (Introduzione)

Dio è il bene infinito, Egli ci ha creati perché voleva che altri partecipassero al suo gaudio, non per aumentare ciò che in Lui è già pienezza, ma perché noi godessimo del suo amore.

Dio però non poteva accordare all’uomo tutto ciò senza una prova, lo esigeva la sua giustizia e anche la sua bontà, la sua giustizia perché veramente tale dono è divino, la sua bontà che gli impediva di umiliare l’uomo, di dargli cioè tutti quei doni senza una prova. Es. Se io prendo un uomo nella pienezza della sua salute e magari, perché l’amo, io gli regalo il benessere senza che lui fatichi minimamente, io l’umilio, sì, perché lui può pensare: “Ma io sono in grado di guadagnarmelo tale benessere”. Se io invece a quest’uomo do sì il benessere, ma in cambio esigo un qualsiasi lavoretto, ecco che è subito differente, quell’uomo può andare a casa e dire ai suoi: “Prendete e mangiate questo pane che io vi ho guadagnato”.

Dio dall’uomo volle una prova del suo amore, della sua riconoscenza, e per avere ciò, Dio dovette creare l’uomo libero, ma di tale libertà l’uomo abusò per rovinarsi. Dio con tutta ragione poteva lasciarci così. Es. Una volta Michelangelo scolpì una meravigliosa statua, così bella che egli gettandole addosso lo scalpello, esclamò: “Parla!” tanto sembrava vera. Supponiamo ora, che quella avesse obbedito, avesse preso vita, si fosse mossa, avesse preso lo scalpello e toc toc avesse cominciato a rovinarsi di qua e di là, Michelangelo con tutta ragione avrebbe potuto dire: “Io ti ho fatta bella, tu ti sei rovinata, resta pure così”.

Questionario

A) Si crede in generale alla Provvidenza?

Per. Si!

B) Perché?

(Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Ora, non valete voi più di loro? Guardate come crescono i gigli del campo: non lavorano né filano: eppure vi assicuro che nemmeno Salomone, in tutta la sua gloria fu mai vestito così). (Matteo 6, 26-29)

C) Ci sono nella vita momenti in cui hai sentito maggiormente l’azione di Dio che ama e protegge?

Troppo personale.

Vigonovo 25-2- 62

                                                               La Divina Provvidenza

2° meditazione

Nella creazione si può ammirare una meravigliosa scala di valori, l’uomo in questa scala ha il posto nell’ultimo gradino, cioè quella più in alto, egli è l’unico essere che può muoversi dal posto assegnatogli, infatti egli è libero, può usare della libertà per salire, ma purtroppo può usarla anche per discendere, e questo è quello che hanno fatto i nostri capi, cioè A. E.

 “Dio ha cura delle cose create, e le conserva e le dirige tutte al proprio fine”.                                                                                                                                   

                                                                            L.D.P.

L’uomo, abbiamo detto, è l’essere superiore a tutte le altre creature (è il re del creato). Dunque, se Iddio usa la sua Provvidenza sopra anche la più umile delle creature, erba, fiori, etc…. quanto più la userà sopra l’uomo? Dio provvide soprattutto per la salvezza delle nostre anime, Egli ci ha dato Gesù, Suo Figlio, per salvatore, (se voleva salvarci non poteva fare altrimenti). Questa si può dire una Provvidenza generale, ma Dio ci segue con la sua Provv. Anche individualmente, infatti chi di noi può negare che almeno una volta nella vita abbiamo sentito la Sua protezione? Magari può essere benissimo che noi non ce ne siamo accorte. Certe volte siamo così grossolane nei confronti di Dio, ma riflettiamo un momento, tutte quella piccole cose che guardate con occhio distratto, sembrano coincidenze, non riconosciamo forse, nel loro insieme, la mano di Dio che ama e protegge?

Dio poteva benissimo, anche senza incarnarsi, perdonarci i peccati usandoci la Sua misericordia, ma siccome Dio non è solo misericordia infinita, Egli è anche giustizia infinita, quindi la Sua giustizia esigeva un riparatore. Questo riparatore non poteva essere altro che Gesù essendo l’offesa tanto grande che l’uomo, per quanto avesse fatto, non sarebbe mai riuscito a rialzarsi e tanto meno a rialzare. Ecco dunque Gesù, Dio e Uomo, come Dio le Sue azioni hanno un valore infinito, come Uomo era in grado di soffrire e morire, quindi di riparare.

La morte

Gesù ci ha insegnato a riflettere sulla morte, essa arriva come un ladro quando meno ce ne aspettiamo, la morte o degradazione del corpo, è il segno sensibile che la prova qual è la vita, è finita. “Guai a chi fa i calcoli come se dovesse vivere soltanto quaggiù e sempre!”(Lc 12, 16-21)

Secondo come ci trovò la morte, la nostra anima avrà o l’eterno premio o l’eterno castigo.

«Beati i servi che il padrone, al suo arrivo, trova vigilanti» (Lc12, 37)

La vita terrena è l’ora dei mortali, ma la morte è l’ora di Dio, cioè Dio darà il suo giudizio.

Non dobbiamo giudicare la morte come la liberazione dei mali, dei fastidi etc…. che il mondo indispensabilmente dona, ma come liberazione della prova, cioè essere finalmente sicuri di possedere Dio…in eterno.

                                                                         Giudizio

Dio ha tutta l’eternità per castigare il peccatore. Non interpretiamo quindi tutte le disgrazie come castighi di Dio. Nel giudizio Dio sarà più esigente soprattutto nelle opere di misericordia corporale. Avevo fame, sete…Voi mi avete dato da mangiare, bere, etc….

                                                                            Inferno  

I peccatori, o meglio chi sarà morto in peccato mortale, avrà il suo giusto castigo: l’inferno. Essi peccando voltarono le spalle a Dio e si girarono verso la creatura, avranno dunque ciò che si sono scelti, la creatura (Inferno).

L’anima, quando parte dal corpo, tende spontaneamente al suo creatore (Dio), alla sua felicità, ma se essa è in disgrazia di Dio, sente una forza irresistibile che l’attira la “dove c’è stridor di denti”. L’inferno è terribile, pensiamo soltanto che è stato creato dalla giustizia di un Dio sdegnato. Il tormento dei disgraziati che ci vanno è duplice: le fiamme che bruciano senza consumare il corpo e l’anima, (e non so quale i due sia il peggiore) l’odio di Dio, il pensiero stesso poi che tutto ciò è eterno metterà il colmo a tutti gli altri mali.

Tutto ciò deve dar da pensare anche a noi, perché siamo ancora nel tempo della prova, preghiamo dunque il Signore che ci preservi. Un consiglio di S. Agostino: “vuoi sfuggire alla giustizia di Dio? Rifugiati nella sua Misericordia!”.

                                                                         Paradiso

Nel Paradiso si gode Dio, è una cosa tanto sopra il naturale che l’uomo non può percepire, essendo Dio perfezione infinita (trascendenza) si godrà in Lui tutte le perfezioni.

«Molti i chiamati, pochi i venuti» Vangelo

A questa meta tutti son chiamati, non tutti i venuti.

Lezioni per casa.

Questionario

  • In genere nel tuo ambiente e nella tua famiglia si prega? 
  • Si!
  • Quali preghiere si fanno?
  • Padre nostro, Ave, Gloria, Requiem, ecc.
  • La tua preghiera è la stessa di quando eri bambina o è davvero una forma cosciente di colloquio con Dio?
  • Si, ho imparato a pregare come si deve.

Padre Nostro

 III° Meditazione

“Padre Nostro”, questa parola, questa piccola frase, ha un significato profondo, Padre nostro, e non Padre mio, ciò vuol dire che tutti siamo fratelli, ed essendo preghiera di Gesù, cioè avendo pregato anch’egli così, si chiamò fratello nostro, oh quanto ci amò il nostro caro Gesù, quanto si umiliò, diventar uomo, patire, morire, e tutto per amor mio, ed io mio caro Gesù che ho fatto, che faccio per te? Quando tu eri nel Getzemani, oh, quanto hai sentito profondamente la tua umanità ribellarsi alla tua carità divina, eppure mio Gesù buonissimo, trionfò l’amore. Fa che anche in me, sebbene qualche volta ho la tentazione di tirarmi indietro, sappia fissare gli occhi sul crocifisso ed essere coerente.

Lezioni per casa

Questionario

Che cosa vuol dire secondo te amare il tuo prossimo come se stessi?

“Non fate agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi”

Chi è il tuo prossimo?

Tutte le persone che Dio ha creato e in special modo quelle che mi sono accanto.

L’amore del prossimo si può identificare con la simpatia?

La simpatia facilita alquanto l’amore, ma non è amore.

IV° Meditazione

«Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate a vicenda; amatevi l’un l’altro, come io ho amato voi, da questo vi riconosceranno tutti che siete miei discepoli»

                                                              (Gv 13, 34-35)

Ed era veramente un comandamento nuovo, perché nel vecchio testamento stava scritto: «amate l’amico, odiate il nemico».

Caritas, questa frase si può dire che fu il movente di tutta la vita di Gesù, Egli s’incarnò, patì e morì per cosa? Per salvarci sì! Ma perché ci voleva salvi? Perché ci amava.

Amava gli amici, ma pure i nemici, gli amici, cioè quelli che vivevano in sua grazia, e questo era abbastanza difficile se pensiamo che allora non c’era il sacramento della confessione, amava i nemici cioè quelli in peccato, anzi fu solo per questi che s’incarnò.

(Non per i giusti son venuto, ma per salvare le pecore smarrite d’Israele)

Secondo la carne siamo figli di A. E., quindi tra noi tutti fratelli, secondo lo spirito siamo figli di Dio Padre, cioè tutti fratelli, quindi se tra noi ci fosse uno che ha perso la figliolanza di Dio, e non fosse perciò spiritualmente più nostro fratello, ci rimarrebbe lo stesso il dovere di amarlo come fratello, perché in effetti lo è, secondo la carne.

Per casa

Questionario

Che cos’è per te il matrimonio?

Il matrimonio è l’unione di due anime che si aiutano reciprocamente nell’ascesa spirituale.

Quali sono secondo te, le virtù indispensabili per una sposa cristiana?

Una profonda cultura religiosa, spirito di abnegazione, castità.

Il mondo d’oggi vede il matrimonio nella sua giusta luce? Perché?

No! prova ne è tutti i divorzi, discordie, disordini che ormai sono divenuti quotidiani nel mondo.

Perché? Perché non c’è sufficiente formazione religiosa.

V° meditazione

Matrimonio

Il matrimonio lo ha istituito Dio stesso nei primi uomini A. E. «crescete e moltiplicatevi e riempite la terra». Una volta il matrimonio era un semplice contratto, Gesù l’ha però voluto elevare alla dignità di sacramento.

Il matrimonio è un sacramento che unisce l’uomo e la donna indissolubilmente e dà loro la grazia di vivere santamente insieme, e di educare cristianamente i loro figlioli.

Molti fanno del matrimonio un fine, quante volte non abbiamo sentito dire: “non vedo l’ora di sposarmi, così potrò fare quello che mi piace, farò la regina, non avrò più i genitori, i parenti ecc. che mi dicono, non fare questo, non fare quello”.

Il matrimonio visto con occhi sognatori potrà sembrare tutto roseo, ma dal sogno alla realtà è ben diverso, il matrimonio è un mezzo per arrivare al nostro fine. (Dio)

Per arrivare a quella vetta ci sono molte e diverse strade, ma come in tutte le strade montane, esse sono piene di sassi che intralciano il cammino e poi il salire è faticoso, molto facile è invece il discendere.

Il matrimonio, salvo casi rarissimi e concessi solo dalla Santa Sede, è davanti a Dio un sacramento che unisce indissolubilmente l’uomo e la donna, lo esige il bene della società, lo esigono i figli.

Il matrimonio è o almeno dovrebbe essere, l’unione di due anime nell’amore, strette da un unico ideale, (santificarsi) L’uomo e la donna che sono chiamati a camminare, a fare la strada assieme, devono vivere in perfetta armonia, e per fare ciò è necessario che si preparino, la donna specialmente nelle virtù della fede, pazienza, obbedienza, si, perché pur essendo la donna al pari dell’uomo, deve essergli sottomessa.

Tema

Dio ci ha amato anche individualmente, Egli fin dall’eternità ci vedeva uno ad uno, ci vedeva e ci amava, tanto che per salvarci non esitò a farsi uomo o, meglio, a mandare il suo Figlio, visto che è uno e trino, Dio si è fatto uomo, si è messo cioè in grado di patire e morire, quindi salvarci, questa è la vendetta di Dio davanti allo scempio del peccato, è una vendetta d’amore, una vendetta che, quando fu compiuta, ci meritò il paradiso. Dio si scelse per madre la più santa anche in caso naturale, anzi, siccome doveva divenire madre dell’Altissimo, la lasciò esente dal peccato originale. Egli volle nascere da una vergine, come dalle carni verginali fu tratta Eva. Dio si fece annunciare da un angelo e dopo il fiat di Maria, la dolce umilissima ancella del Signore, ecco che si compie il mistero, il no di A.E. Divise la creatura dal creatore, il sì di Maria ricongiunse l’uomo a Dio.

 L’Incarnazione è il momento più solenne della storia della Chiesa, perché ha dato il via alla Redenzione, se non ci fosse stata l’Incarnazione, non ci sarebbe stata la Redenzione.

(Dio si è fatto uomo, affinché l’uomo diventasse Dio) – S. Agostino

Fossò 10-4-62    

Adunanza

E’ notte, una notte scura, tenebrosa, c’è un bimbo che, tra scogli e rovi, cerca di trovare la giusta strada, e a tentoni, un po’ inciampando un po’ cadendo, cerca di avanzare, ma poverino, è troppo buio, non ci vede e proprio quando crede di essere arrivato alla meta, ecco che una pianta di spine, o uno spuntone di roccia gli fa credere il contrario, è sfiduciato il povero bimbo, ma oh meraviglia, la notte comincia a sparire, il cielo a impallidire, sorge il sole o adesso sì che ci vede, adesso sì che può schivare i pericoli e camminare sicuro, svelto e raggiugere la vetta.

   «Chi mi seguirà, camminerà nella luce» (Vangelo)

La luna di per se stessa non sarebbe luminosa, ma essendo battuta dai raggi del sole, diventa a sua volta (sole) e trasmette i suoi raggi (che non sono suoi) e illumina. (parroco Mario Pinton). (suo padre spirituale)

Fossò 2-5-62                                  

Fioretto

(Concilio Ecumenico)

Lo Spirito Santo è l’anima, i fedeli nella Chiesa militante sono le membra. Uniti formiamo il Corpo Mistico di Gesù Cristo.

Che cos’è il Concilio Ecumenico?

Il Concilio Ecumenico è una adunanza a cui prendono parte le più alte autorità della Chiesa ed in cui lo Spirito santo parla per mezzo dei suoi principi.

Nelle grandi strade ci sono dei paracarri che indicano i chilometri percorsi. Così è nella Chiesa. Ogni tanto nella sua storia si trovano dei Concili Ecumenici. Tra l’uno e l’altro di questi Concili, trascorrono certe volte secoli e secoli di tempo.

 Il Concilio, valga esso il lavoro di anni o di pochi giorni, siano ad esso presenti cento o mille principi della chiesa è e resterà sempre un grande avvenimento, perché è lo stesso Spirito Santo che parla.

Fossò 3- 5- 62

Fioretto

Nei primi tre o quattrocento anni la religione cristiana subì due sorti di prove esterne e interne…tre anni circa dopo la morte di Gesù Cristo cominciarono le persecuzioni.

S. Stefano fu il primo martire seguito poi da migliaia e migliaia di altri eroi.

Tra gli ebrei quelli che erano cristiani dovettero a causa delle persecuzioni scappare dalla loro patria, e così per divina provvidenza la nostra dottrina si estendeva a vista d’occhio, ma ben presto a causa delle contraddizioni di religione anche nei paesi d’esilio cominciarono i risentimenti, ma non fu questa la prova più dura, infatti dicevano i santi: “il sangue dei martiri è semenza di nuovi cristiani”.

La prova che più fu ed è (PROVA) è stata quella interna, quella in cui si dovettero combattere contro gli eretici mussulmani, ecc. quella in cui gli stessi cristiani a stento si mantenevano nella giusta idea, il perchè? Ignoranza, ma erano scusabili perchè allora non c’era ancora una organizzazione, lo strano è che anche adesso che c’è la risposta a tutti i problemi morali e religiosi della vita, ci siano ancora e non poche delle persone indifferenti alla nostra divina religione.

Intendiamoci, anche nei primi tempi c’era la risposta a tutti i problemi della vita spirituale, ma adesso c’è la chiesa che tali argomenti ce li spiega, ce li traduce, sono quindi più facili.

                                                           Ora pro nobis

                                                           Ausilio Cristianorum

Fossò 12-11-62

I° lezione: La legge di Dio

  • Perché in generale l’uomo non vede di buon occhio la legge di Dio? Perché trova in essa molti ostacoli?

R. Perché non le fa comodo, perché se è un peccatore un vizioso, se vive nelle tenebre, non potrà piacergli il sole, ma all’uomo puro da ogni peccato, all’uomo cioè che vive nella luce, oh a quello si che piacerà il sole. Noi siamo come un treno, abbiamo la via tracciata come un treno ha le rotaie, se un giorno il treno potesse ragionare, parlare e dicesse: ma guarda un po’, perché io devo seguire sempre questa strada, mentre andando da quella parte potrei ammirare quei bei monti, e andando dall’altra parte potrei passare attraverso quella città e vedere tante cose ecc. beh, se quel treno per il suo desiderio di libertà uscisse dalle rotaie ecco che avverrebbe una catastrofe, e così pure nell’anima nostra…

D. Che cosa significa la parola Padre, che Gesù ha tanto ripetuto nel Vangelo?

R. Padre vuol dire: Amore, vuol dire Famiglia, vuol dire perfezione.

A) Amore, S. Maddalena De Pazzi a proposito di amore, un giorno vicino al tabernacolo esclamò: «Oh Signore, sei pazzo ad amarci così», infatti alla ragione umana sembrerebbe una vera pazzia, ma invece sta nella natura di Dio (Dio è Caritas) Dio è Amore, per amore Egli ci ha creati, per amore ci ha elevati alla dignità di figli, per amore ci ha redenti sacrificando quanto di più caro aveva: il suo divin figlio.

B) Famiglia; se esiste un padre ci sarà pure una madre e quindi dei figli, noi apparteniamo a questa famiglia, e come una mamma quando sente dire di suo figlio come è bello, assomiglia tutto alla mamma, questa si sente tutta contenta, così pure Dio, noi dobbiamo (come buoni specchi) riflettere fedelmente l’immagine di Dio, dobbiamo ad ogni costo modellarci a Gesù, in modo che il Padre guardandoci e vedendo in noi suo figlio e quindi se stesso, possa esclamare: «questi è il mio figlio nel quale mi sono compiaciuto». (Vangelo)

C) Perfezione: «Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro che è nei cieli». Così dicendo Gesù ci ha spronati alla massima perfezione, noi dobbiamo tendere alla perfezione, se dovessimo fare una gara, una gara di ciclismo, e avessimo il traguardo su, su nella cima d’un monte, oh come sarebbe difficile pedalare, specialmente nelle strade montane, ma se non percorri la strada indicata, e per non fare fatica ne prendi una che magari è asfaltata, non giungerai mai al traguardo, e che grande fallimento sarebbe la nostra vita, ma… che cos’è la nostra vita? La vita terrena meriterebbe piuttosto il nome di prova, essa è infatti o dovrebbe essere una preparazione ad una vita eterna, è una prova dalla quale dipende la nostra eterna salvezza o eterna dannazione.

S. Filippo Neri un giorno interrogò un ragazzo: «Dimmi», gli disse, «cosa farai quando sarai grande?»

«Farò l’avvocato», «eppoi?» «prenderò tanti tanti soldi, diventerò ricco» «eppoi?» continuò il Santo «Eppoi, eppoi, mi sposerò.. Avrò dei figli, li sistemerò darò loro il benessere» «Eppoi?» interrogò ancora il Santo, e vista la perplessità del fanciullo finì egli stesso la sua domanda «eppoi morirai…si anche tu morirai». Dovremo esclamare di cuore: è proprio vero o Signore quello che tu dici nel Vangelo: «che importa all’uomo guadagnare anche tutto il mondo se poi perde la sua anima?»

Nell’universo si può ammirare una meravigliosa scala di valori, l’umanità è la creatura più perfetta tra le sue compagne, la più perfetta ma di solito la più ingrata, infatti se è vero ciò che dice S. Agostino. Dà più gloria a Dio un cane che abbaia che non un cristiano che preghi distratto”.

Fossò

Lezione II°   Le risorse del Cristiano

L’osservanza dei comandamenti ci è resa difficile poiché l’uomo fu ferito dal peccato originale anche nei doni naturali, ma difficile non vuol dire impossibile, poiché se Dio ci ordina di diventare Santi, «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli». Vuol dire che ciò è possibilissimo, Dio perché noi potessimo raggiungere il nostro fine ha messo dentro di noi dei doni (intelligenza e volontà) che se sviluppati sono forze potentissime, ci aiuta e ci assiste poi, egli stesso con la sua grazia attraverso i Sacramenti e la Preghiera, noi dal canto nostro dobbiamo abbandonarci completamente a Dio, lasciando che Egli agisca, vivi, cresca in noi, senza opporre nessun ostacolo.

Fossò 17/3/63

Sc. Vedette Vicariato Vigonovo

D. Che cos’è la meditazione?

R. La meditazione è pensare, ragionare con se stessi di una tal cosa.

D. In che cosa si può meditare?

R. In qualunque cosa, infatti, essendo Dio la ragione prima di tutte le cose, ogni cosa, anche la più umile ci riporta a Dio.

D. Quali sono le regole pratiche per ben meditare?

La migliore regola per pensare alle cose soprannaturali è di mettersi dinanzi a Dio e con l’intelligenza e una ferma volontà pensare alle cose di Dio, l’argomento ci può essere fornito sia da un buon libro di meditazione sia da qualunque altro fattore naturale, quindi della convinzione di ciò che si è pensato o meditato, verranno prontamente dei propositi, propositi proficui poiché sgorgati dalla convinzione.

Vigonovo, 24/3/63

D. Chi era Abramo?

R. Abramo era il capostipite del popolo ebreo.

D. Cosa gli chiese il Signore e come egli si comportò?

R. Il Signore gli chiese di partire, di prendere la sua roba e di andare in un posto a lui sconosciuto, gli chiese poi di sacrificare il suo unico figlio, ed egli obbediente (obbedienza che deriva da una grande fede in Dio, basti pensare che la sua domanda il Signore non la fece sensibilmente) prende la sua roba e parte per un destino ignoto, obbedì perfettamente al Signore anche quando questi gli chiese il più grande sacrificio che a padre si può domandare, la morte del figlio, ma poi vediamo anche come il Signore lo premiò…

D. Dal racconto di Abramo che conclusioni possiamo trarre?

R. Che Abramo si mostrò veramente degno di essere il capo di un popolo, e anche ora, a distanza di tanti secoli, può impartirci lezioni di obbedienza, fede, carità.

La benedizione del fuoco

Il primo rito da compiere nel Sabato Santo è la benedizione del fuoco, destinato a rischiarare e riscaldare la nottata di preghiere.

Il fuoco, fin dai tempi antichi, si accendeva percuotendo una pietra: simbolo pieno di significato. Il Cristo infatti è la “pietra angolare” e la “luce del mondo”. Ma in questo momento dell’anno il simbolo ricorda qualche cosa di più: la scintilla che sprizza dalla pietra è il Cristo stesso che si slancia fuori dal sepolcro tagliato nella pietra viva. E’ quindi troppo giusto che il fuoco misterioso che darà la luce al cero pasquale e all’altare, riceva una benedizione particolare e sia accolto in trionfo da ogni cuore di cristiano. Nella chiesa tutte le lampade sono spente; altre volte anche nelle case i fedeli spegnevano il fuoco e aspettavano che la fiamma destata e benedetta dal vescovo passasse di mano in mano a riaccendere il fuoco e le luci non solo della chiesa ma perfino della città. Misteriosa cerimonia che indica con l’estinzione generale delle luci, il tramonto della legge mosaica e, con la nuova illuminazione la proclamazione della legge di misericordia, uscita dal cuore di Gesù Cristo.

Chi porta la luce nel mondo?

L’ha portata direttamente Gesù Cristo nella sua vita terrena e adesso Egli continua la sua opera mediante la Chiesa.

Quale cerimonia della Settimana Santa ti ha più colpito?

L’istituzione della Santissima Eucarestia nella quale Gesù, nel suo infinito amore, trova modo di restare con noi fino alla fine del mondo, non è veramente grande, infinito l’amore che Dio ha per le sue creature? Cosa riceve egli in cambio di tanto amore se non ingratitudine ed offese? Eppure egli non si stanca di noi, ma è lì che ci guarda, è lì che ci osserva per vedere di farci corrispondere pur sen za toccare la nostra libertà.

Vigonovo

Che cos’è la fede?

A questa domanda il catechismo risponde: la fede è quella virtù soprannaturale che Dio ci dà perché possiamo salvare l’anima.

Che cos’è la speranza?

La speranza è quella virtù che, malgrado la prova presente, tinge di roseo il futuro.

In che cosa dobbiamo sperare?

Noi abbiamo come fine di raggiungere il cielo, ma sappiamo bene che, per causa del peccato originale, ciò ci sarebbe impossibile se non ci fosse Dio che ci tende la Mano, dobbiamo quindi sperare, e sperare con fede, non verremo delusi.

Vigonovo

Perché Dio mi ha dato la vita?

Dio mi ha dato la vita perché la usi bene, perché mi santifichi e quindi lo raggiunga in Paradiso.

Come devo trascorrere la vita che Dio mi dà?

Cercando di comunicare con Lui il più possibile.

Come si santificano le feste?

Col vivere più degli altri giorni uniti a Dio.                                             

Fine del libretto degli insegnamenti del catechismo

II. Adunanze

Fossò 19 Agosto 1963

(La Fortezza)

Una virtù che è molto apprezzata e che la dovrebbe avere ogni Cristiano (tanto meglio se di Az. Catt.) è la virtù della fortezza, da non confondersi con la forza fisica che allora un somaro ne avrebbe di più.

La fortezza spirituale è una virtù che possiamo acquistare mediante la grazia e la convinzione. mediante la grazia poiché essendo in gran parte dono di Dio, bisogna domandarglielo, unirsi quindi a Lui e ascoltarlo nel silenzio (silenzio dalle passioni) certamente Egli che non aspetta che il nostro consenso non si rifiuterà di darci Egli stesso da maestro.

II°Se è vero che l’uomo agisce sempre in conseguenza delle sue convinzioni, guardandoci attorno dobbiamo costatare che anche noi, ragazze di Az. Cattolica. Spesse volte mettiamo degli usurpatori al primo posto, posto che spetta solo a Dio. Dobbiamo quindi istruirci e convincerci che Dio vale più d’ogni cosa al mondo, e in questa convinzione diverremo delle vere Cristiane.

Avvisi

Giovedì – Festa del Cuore Immacolato di Maria.

Sabato   – Festa del Patrono di Fossò: S. Bartolomeo

Sabato      alla sera ore 8 messa cantata.

Fossò 26 Agosto 1963

La Prudenza.

Prendendo spunto dal fatto che improvvisamente ha colpito l’Az.Cat. Maschile, questa mattina, il nostro Rev.mo Assistente ci ha fatto meditare sulla necessità che il servo ha di tenersi sempre pronto ad aprire la porta al Padrone «tenete a mente» dice il Signore, «che se un padre di famiglia sapesse a quale ora sta per venire il ladro, certo non si lascerebbe forzare la porta». Col Vangelo il Signore ci ammonisce con queste parole ad essere prudenti a non pensare soltanto a questa vita che è transitoria, ma prepararci con la lampada sempre accesa perché: «Il figlio dell’uomo verrà quando voi non lo pensate.»

La virtù della prudenza si acquista, (come del resto ogni virtù) con la preghiera, riflessione e soprattutto grazia di Dio.

2 Settembre 1963

Temperanza.

Temperanza che cos’è? È il freno delle passioni: il Signore per mantenere la continuazione dell’umanità mise nell’uomo due passioni, quella dell’appetito o gusto del cibo, e quella che si chiama passione dei sensi.

 Il gusto del cibo. Questo è un dono preziosissimo che il Signore ci fa, perché ci costringe ci un certo modo, ad alimentare in noi la vita del corpo, non dobbiamo però abusare del gusto, dobbiamo usarlo il necessario per il nostro corpo, dobbiamo cioè essere temperanti, non mangiare per il solo gusto del mangiare.

II° Poi c’è l’altra passione, quella della riproduzione. Tutti più o meno abbiamo una certa ripugnanza per la morte, ecco allora che nella riproduzione ci sembra quasi di continuare la vita nostra nella vita dei figli, questa passione è molto provvidenziale, guai se non ci fosse: chi avrebbe il coraggio di mettere al mondo delle creature? Con tutta la fatica, l’abnegazione che ci vuole nell’allevare un figlio dalla culla e a volte alla tomba?

Ci sono è vero delle persone alle quali l’egoismo da forza a reprimere questi istinti Santi nella vita matrimoniale, limitando così la nascita dei figli pur di evitare la fatica che questi comportano.

La castità è la virtù opposta all’appetito dei sensi. Succede a volte che per cause diverse, nella vita matrimoniale gli sposi devono vivere come dei fratelli: in perfetta castità, questa situazione è molto pericolosa, ecco da qui la necessità che c’è di prepararci, di abituarci fin da adesso ad una vita tutta filiale.

Argomento trattato dalla dirigente.

Noi alla nostra età, ci guardiamo con occhi ancora velati di poesia, vediamo il nostro futuro tutto rose e fiori, bisogna però cerchiamo di essere più realistiche, la realtà è ben diversa, e forse per accorgersene basta che usciamo un momento da noi stesse, e guardarci attorno, non occorre neanche il guardare molto lontano, basta guardare alle nostre famiglie; vediamo quante preoccupazioni hanno, sia in campo materiale come in quello affettivo, non dobbiamo essere delle estranee alle nostre famiglie, nelle questioni famigliari, anzi occorre che i nostri genitori abbiano in noi un saldo appoggio, anche se questo ci può costare delle privazioni, della fatica.

A volte ci siamo forse illuse che se ci fossimo trovate in un ambiente famigliare, o sociale diverso, saremmo riuscite di più, meglio, ma questo, come è stato detto, è illusione. Il Signore nell’ambiente in cui ci troviamo, non ci ha messe a caso, ci ha messe perché in questo, e non in altro Egli vuole il nostro perfezionamento.

9 Settembre 1963     

La Giustizia

Questa è la virtù con la quale si giudicano rettamente le persone, cose, avvenimenti, e si agisce in conseguenza.

Nel Vangelo sta scritto «Il Signore molto domanderà a chi molto ha dato» queste parole dovrebbero farci riflettere, perché noi siamo tra quelli a cui molto è stato dato, noi qui abbiamo in abbondanza aiuti sia materiali che spirituali, basti pensare che metà della popolazione della terra non ha il cibo sufficiente per vivere, e di questi ne muoiono in media 30 milioni annui di fame.

Nel Giappone il 3% della popolazione muore di tisi, in India l’età media della vita umana è di 27 anni, mentre in Europa è di circa 60 anni.

A noi ciò sembra quasi impossibile, ma è proprio da noi che le anime generose che si sono votate al bene di queste popolazioni, aspettano aiuti, sia materiali che spirituali (in campo materiale però è da ricordarsi ciò che diceva il papa, papa Giovanni «il superfluo non è da misurarsi dai tuoi comodi»).

Se vogliamo dare uno sguardo anche al lato spirituale dobbiamo dire che c’è ancora più miseria che non in campo materiale; basti infatti pensare, che mentre qui si ha un sacerdote ogni 1.500 abitanti in media, in Argentina se ne ha uno ogni 50.000, sparsi in un territorio vastissimo, da qui la necessità di vocazioni missionarie, ricordando quanto sta scritto nel Vangelo «Andate e predicate il Vangelo a tutte le genti».

Noi siamo ancora Giovanissime, la maggior parte di noi non ha ancora deciso del proprio avvenire. Proviamo a pensare non a una sola vocazione, il matrimonio, come se questo fosse fatale; ma proviamo anche a soffermarci anche sulla possibile chiamata religiosa, domandandoci: non quali motivi ho per farmi religioso, missionario; ma quali seri motivi ho per non farmi religioso.

Adunanza del 14-10-1963

Noi sappiamo che non si può diventare santi se non praticando tutte le virtù, tutte le virtù sono collegate tra loro in un modo che se ne venisse a mancare una non ci sarebbe santità, ci sono però tra queste virtù quelle così dette: teologali, la carità ne è una. «Da questo vi riconosceranno che siete Cristiani: se vi amerete l’un l’altro» l’amore è l’unica virtù “eterna”; la sincerità (che è anch’essa una grandissima virtù) cammina quasi, e senza quasi, a fianco della carità, Gesù nel Vangelo ha parole dure, tremende contro i falsi, li chiama ipocriti, sepolcri imbiancati, e dice ponendosi dinanzi un fanciullo «Se non diventate simili a questo fanciullo, in verità in verità vi dico non entrerete nel regno dei cieli».

Ci sono vari gradi di falsità, uno dei quali (anche se è uno dei più leggeri) è quello del trucco, infatti con esso, si cerca in un certo senso di ingannare il prossimo, cercando di apparire migliori o almeno diversi da quello che in realtà si è, la donna è in questo difetto più incline dell’uomo.

Noi dovremmo (secondo il disegno divino) essere trasparenti come il cristallo: essere cristalline, dovremmo odiare la falsità.

Adunanza del 21-10-1963

Le Giovanissime (son giovanette dai 14-18 anni), a quest’età la Giovanissima è in fase di evoluzione, a questa età comincia la prima “crisi” (si perché nella vita ce ne sono parecchie, è vero però che quando si è maturi è più facile superarle) dunque, la Giovanissima si trova con in sé un mondo di contraddizioni, di incoerenze, ad esempio è facilissima all’entusiasmo, alla generosità, è sensibilissima sia in campo affettivo come nel sentire i bisogni, i dispiaceri altrui, nell’amore è ardente, ha insomma in sé , una riserva di energie che da sole basterebbero a smuovere una moltitudine, però ha anche i lati negativi, e cioè è facilissima al pianto, allo scoraggiamento, vorrebbe l’indipendenza, questa è forse la cosa più bramata: far di testa sua, senza sentire delle proibizioni.

Però è proprio a questa età che ha maggior bisogno d’ essere amata, compresa, ed ella lo sente, ed è per questo che (credendo d’essere incompresa in famiglia, per il fatto che non sempre le sue idee, gusti desideri vanno d’accordo con le idee, gusti, desideri dei suoi familiari) cerca di soddisfare a questo bisogno con i (così detti) flirt, e magari a quella mamma che cercasse di poter capire la propria bimba, di poter aiutarla con la sua esperienza, al primo accenno che essa gli facesse in merito, gli chiuderebbe ermeticamente la porta convincendosi di essere una povera incompresa.

La adolescente, la Giovanissima, siccome sente il bisogno di raccontare tutte le sue gioie, le sue pene a qualcuno che la capisca (e qui starebbe meglio questa parola: a qualcuno che le desse ragione) va a cercarsi delle amiche, e ad esse racconta tutto, senza magari dare alla non sempre paziente amica, il tempo di raccontare a sua volta le proprie pene o problemi.

Mercoledì 23-10-1963

Adunanza Effettive

Dice S. Agostino «Il Signore per creare la donna non ha preso parte dell’uomo dai piedi (segno di schiavitù) e nemmeno dalla testa (segno di autorità) l’ha preso dal cuore, o meglio: vicino al cuore».

La parte più nobile dell’uomo non è la cultura, l’arte o, tanto meno, la bellezza fisica, ma il cuore, diceva a proposito un sacerdote Francese «Se il Signore mi concede di poter adorare qualcosa di questo mondo, erigerei un altare al cuore umano».

Tutti nasciamo con nel cuore delle potenze affettive, anche quelli che vogliono apparire più duri, per sembrare dei super uomini, ma non è vero! Anch’essi hanno i loro punti deboli. Anzi a volte in certi casi la donna pur nella sua fragilità femminile, è di uno spirito più eroico, più resistente dell’uomo.

La donna supera di gran molto l’uomo, nelle questioni dell’amore, l’uomo potrà avere una volontà più forte, potrà avere forza fisica maggiore, potrà avere una intelligenza superiore, ma la donna sa veramente giungere alla completa dimenticanza, completa abnegazione di se stessa, e a volte per ricompensarla di tanto, le basta un sorriso, le basta una carezza e subito se nel cuore c’era l’amarezza, se nel cuore c’era la stanchezza, si risolleva, si riprende.

A tutte più o meno, il cuore ha fatto soffrire, sarà per la sensibilità, sarà per la suscettibilità, saranno questioni amorose, economiche ecc. Ma a tutte ha fatto sentire “come funziona”.

Come un corpo non può vivere se il cuore non batte cioè se il cuore non è in vita, così l’animo umano non potrà mai avere in sé la vita se non sarà alimentata dalla carità, dall’amore, e tanto più uno avrà in se la pienezza della vita, tanto più sarà perfetto nell’amore. 

(Pagine bianche)

Fossò 1 Maggio 1964

La Vita Interiore
I parte       

Il Fine.             

La vita in se stessa,

Il suo scopo,

Il suo ordinamento,

La sua libertà,

Le sue ascese per Dio,

In Dio,

Ovvero: Piano di costruzione della vita

L’anima ns. non può sopportare di essere mediocre e di vivere solo in parte quello che dovrebbe vivere in pieno.

Dobbiamo cercare la vita che non perisce. «Che giova all’uomo guadagnare anche tutto il mondo, se poi perde l’anima sua?». Gli istinti della vita sono eterni; niente ripugna tanto quanto l’annientamento. Ora, la vita del corpo se ha i suoi periodi di sviluppo, la pena, fatalmente, le sue ore di declino e il suo momento di estinzione, questo a testimonianza che non possiamo trovare in questo il compimento delle nostre più intime aspirazioni! Abbiamo troppo bisogno di immortalità, perché la nostra sorte sia riposta in ciò che perisce.

  • L’unità –

Ecco dunque la vera vita, piena di immortalità, è la vita dello spirito nella carne; chiamata Spirituale, perché i suoi progressi riducono tutte le azioni anche quelle esterne, a profitto di quelle interiori.

  • Il Fondamento –

La vita interiore ha bisogno di un fondamento, per trovare la sua vetta bisogna innanzitutto trovare la sua base.

  • Costruire sul Cristo –

Qual è il nostro fondamento? «Secondo la grazia di Dio che mi è stata concessa, io, da perito architetto, getto il fondamento; altri poi vi costruiranno sopra; badi però ciascuno al modo con cui vi costruisce sopra, perché nessuno può gettare altro fondamento oltre quello che già posto, cioè Gesù Cristo. Se si fabbrica su questo fondamento con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, apparirà qual sia l’opera di ciascuno, perché il giorno del Signore la farà conoscere, dovendosi manifestare per mezzo del fuoco; così il fuoco proverà qual sia l’opera di ciascuno». «Se il lavoro che ciascuno ha fatto sul fondamento resterà, egli ne riceverà la ricompensa; se invece ne piglierà fuoco, ne soffrirà danno; sarà però salvo, ma come attraverso il fuoco. Non sapete voi che siete tempio di Dio? e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se alcuno violerà il tempio di Dio, Dio lo sperderà, perché il tempio di Dio che siete voi è santo».

Gli elementi della parola di Dio

Fine libretto sull’adunanza

Quaderno di Azione Cattolica Beniamine

All’inizio l’elenco alfabetico delle iscritte all’Azione Cattolica Beniamine minori

Sezione A con 20 iscritte

Sezione B con 15 iscritte

In seguito un elenco delle presenze diviso per le due sezioni

                                                                           3 Novembre 1963

I^ Lezione

Noi crediamo d’essere capaci di pregare solo perché sappiamo dire l’Avemaria o il Padrenostro, ma anche un giradischi è capace di pregare così; la preghiera deve essere un discorso col Signore o con i suoi santi, nel quale ci sono momenti in cui bisogna parlare, ma momenti in cui bisogna saper ascoltare, ma stiamo però attente a non fare come faceva Zucchettina, la quale o parlava sempre lei, o taceva come un pesce: quando noi parliamo con Gesù Egli ci risponde, ma in che modo? A volte ci fa venire alla mente dei pensieri propositi o desideri buoni, altre volte ci mette innanzi degli esempi, altre volte ci parla attraverso o la delegata o attraverso la mamma, il Parroco, ecc…

10 Novembre 1963

II^ Lezione

La Madonna quando pregava diceva a Dio tante belle cose che le venivano alla mente spontanee, ma usava pure delle preghiere scritte, come noi usiamo il messalino ecc.

Maria usava un grosso libro pieno di “salmi”, cioè preghiere dettate da Dio stesso, non era Lui che le scriveva ma era Lui che le inventava. Come una maestra quando detta un dettato, così Dio; i salmi sono come delle poesie o come dei canti sacri; volete che ve ne insegni uno? (qui abbiamo recitato assieme un breve e facile salmo che si trova nel testo da svolgere – Beniamine –)

Perché la Madonna usava i salmi? Sapete che il Padre Nostro essendo stato inventato da Gesù, quando la Madonna era ancora bambina non poteva recitarlo poiché non lo sapeva; l’Ave Maria che noi recitiamo spessissime volte è un saluto a Lei stessa, e quando noi la invochiamo con questo saluto, recitiamo le stesse parola che disse l’angelo quella volta che andò ad annunciarLe il lieto evento, volete dunque che Lei si “invochi”?

Quando preghiamo dobbiamo pensare a quello che diciamo: cosa direste se una bambina si rivolgesse a voi parlando senza sapere quello che dice? Direste che è una “bauca”(stupida).

Quante volte facciamo anche noi le bauche con il Signore! E invece non dobbiamo fare così, se preghiamo con parole già composte, dobbiamo capirle e pensare a quello che vogliono dire, a volte è bene, anzi meglio, cercare di pregare con parole proprie, spontanee.

Per la domenica mi preparo un fogliettino con su scritto un salmo che abbiamo letto oggi.

Avvisi

Ho trovato sette bambine che non hanno fatto la comunione questa mattina, due delle quali era perché avevano il peccato mortale nella loro anima: sono andate al cinema escluso: a loro ho spiegato in breve che quando una bambina è senza la grazia Divina, è peggio del demonio.

Le altre, la maggior parte non si sono accostate perché non s’erano potute confessare. Ho spiegato loro che anche se è bene che si confessino ogni otto giorni, se proprio non possono, e che non abbiano il peccato mortale, domandando perdono a Gesù, possono riceverlo lo stesso.

                                                                           17 Novembre 1963 

Oggi ho cercato soprattutto di farle pregare con i salmi, li ho fatti recitare in due gruppi, questa novità ha suscitato l’entusiasmo tra le bambine che hanno voluto pregare così ripetutamente.

Ho inoltre cercato di insegnare loro a rispondere secondo la liturgia alla s. Messa. Ho capito però che sono troppo piccole perché imparino così il latino; ho deciso allora di preparare per Domenica prossima, su dei foglietti, qualche brano della messa e così la imparano a memoria, settimana per settimana.

                                                                            1° dicembre 1963

 Oggi ho cercato di spiegare che cos’è l’anno liturgico, in quante parti esso si divide e in quale di queste parti noi siamo attualmente: Avvento, mediante un disegno fatto come è spiegato nel testo da svolgere; ho cercato di alleggerire il più possibile questo tema così pesante per loro, mi sembra d’esservi riuscita.

Avvento vuol dire venuta, chi è che doveva venire? Deve venire Gesù, e allora come si deve preparare la beniamina nel tempo di Avvento? Deve aspettare Gesù assieme alla Madonna. Chissà in quale stato d’animo avrà aspettato Gesù, la Madonna? Certamente nel tempo che Lei aspettava Gesù avrà anche preparato un corredino per il piccolo bambino; anche noi dobbiamo preparargli un corredino; le berrettine, le scarpette, i guantini, ecc. e poi anche un bel lettino soffice e caldo nel nostro cuore, allora ogni beniamina nel tempo di Avvento preparerà il corredino per Gesù, corredino fatto di piccoli sacrifici, che offrirà a Gesù nel giorno della sua venuta tra gli uomini.

Avvisi

Ho dato alle bambine dei bigliettini, nei quali devono scrivere a Gesù i loro desideri, li metteranno davanti alla Madonna e a Natale li bruceremo dinanzi al presepe. Però Domenica dovrebbero imparare a memoria le prime tre risposte della s. Messa, sulle quali le interrogherò.   

Pagina mancante

…Tutti i popoli hanno capito che ci deve essere un Dio, hanno sentito il bisogno che ci sia questo Dio, perciò presso tutte le genti si trovano dei “sacerdoti”

Nella religione del popolo Ebreo (antico testamento) troviamo sempre dei sacerdoti, prima sono i capofamiglia, poi con Mosè il sacerdozio viene legato ai discendenti di Aronne. Il primogenito sarebbe stato il sommo sacerdote, gli altri “Aroniti” semplici sacerdoti e i Leviti aiutanti dei sacerdoti. Un po’ alla volta si viene a formare sempre meglio l’idea di quello che deve essere il sacerdote…

Pagina mancante

Stazione VI^

Gesù è asciugato dalla Veronica.

La Veronica vede Gesù avanzarsi barcollando sotto il peso della croce, il suo corpo è tutto una piaga, le sue vesti insanguinate, la folla intorno a Lui lo maltratta, lo deride, eppure Lui umilissimo tace, sopporta e obbedisce; la Veronica non ne può più, senza paura, senza rispetto umano, ma solo guidata dall’amore, dalla pietà corre vicino a Gesù e vorrebbe fare qualcosa per Lui, ma non sa far altro che guardare e guardare quel volto, il più bello tra gli uomini, ridotto ad una maschera di sangue! Prende allora il suo velo asciuga le piaghe insanguinate sulla faccia di Gesù. Gesù la guarda con infinita tenerezza, ma ecco già i soldati lo percuotono, lo spingono a camminare e Gesù umile obbedisce. La Veronica guarda nel velo con il quale ha asciugato (il volto di) Gesù e vi trova stampato con il sangue il Volto Santo, è il regalo che le ha fatto Gesù. Oh Gesù! Come vorrei anch’io avere la tua immagine, ma non in stoffa, bensì stampata nel mio cuore, oh come sarebbe allora ben diverso il mio agire, e invece nel mio cuore non c’è che amor proprio, superbia, ambizione.

I^ Lezione

1

A noi in quanto peccatori era impossibile rendere a Dio un sacrificio capace di riallacciare la amicizia perduta, ecco allora la seconda Persona della Santissima Trinità prende carne, e così come uomo è capace di soffrire e morire, e come Dio queste sue sofferenze hanno un valore infinito; abbiamo dunque l’unico vero “Pontefice” poiché in se stesso unisce l’uomo a Dio.

2

Tutti più o meno, vivendo in una società, siamo necessariamente delle persone pubbliche, il sacerdote però lo è per eccellenza, poiché ha la sua missione di servire la società degli uomini, di offrire a Dio Padre i sacrifici e le preghiere, e di trasmettere al popolo i doni di Dio.

3

Gesù e Maestro, Re, Salvatore, (il primo e) l’ultimo; è per noi il più importante poiché poco ci gioverebbe il fatto che in quanto maestro ci insegnasse, ci rivelasse tutto ciò che ci ha insegnato, tutto ciò che ci ha rivelato, poco ci gioverebbe il conoscere che Egli è il nostro Padrone ecc…, se Egli per noi non ottenesse la Redenzione, in una parola se non fosse Sacerdote. Dall’Incarnazione a tutta la sua Vita, Egli esercita il Sacerdozio, ma nella sua Passione e Morte Egli ha raggiunto il culmine.

Un Pierrot e tre bambine

(Si sente bussare) 

– Avanti.

– Oh cara nonna, sei tu? Come stai con il tuo cuore? 

– Giulia cara (si baciano).

– Siediti insieme a me, cosa posso offrirti?

– Oh niente cara, e sono venuta fin qui perché non potevo più stare senza vederti.

– È forse un’allusione perché io non sono venuta a trovarti? Sai, non è tutta colpa mia, per superare l’esame quest’anno ho dovuto studiare molto, tu sai quanto sia rimasta indietro (negli studi) con… …con le disgrazie di quest’inverno.

– Oh cara, non volevo rattristarti ricordandoti quello che è accaduto questo inverno, suvvia cambiamo discorso, che cosa stavi combinando quando sono entrata?

– Oh nonna lo sai cosa stavo facendo? Sto tirando fuori tutti i miei giocattoli, ne facciamo un fagotto e lo regalo alle bambine povere, ormai ho dodici anni, non gioco più con le bambole, ed è un peccato che restino qui mentre potrebbero far contente tante altre bambine, non ti pare? Me lo diceva sempre la mamma, quando era al mondo…

– Beh, io me ne devo andare, Giulia; vieni a trovarmi qualche volta!

– Oh nonna, te ne vai così presto? E io che credevo che me ne indicassi tu delle bambine povere e buone alle quali regalare i miei giocattoli!

– Giulia tu sai che non mi posso mai assentare per molto, però potrei indicarti chi di queste bambine ne conosce più di me.

– Davvero? Suvvia dammi l’indirizzo di questa persona e oggi stesso voglio andarla a trovare.

– Non occorre cara, se vuoi…

Fine libretto

4.9.63

“Gioia”

Sei d’una sensibilità eccessiva, perché ogni piccola cosa che ti sfiora ti fa agitare, soffrire, emozionare e così l’intimo è sempre scosso e sempre irritato, portato a chiudersi, a difendersi, a reagire violentemente. Possiedi una buona intelligenza, ma anche questa è turbata da quell’intima tensione che tiene assai occupata anche l’immaginazione, così che i tuoi orizzonti restano assai limitati. Vorrei che tu potessi avere un’apertura maggiore, capire di più il senso della vita, perciò ti consiglio la lettura di “Donare” di Michel Quoist (ed. Borla). Ti farà bene, ti aiuterà a risolvere molti problemi che attualmente aggravano la tua situazione intima. Cerca di liberare l’animo da gelosie, invidie, rancori e vedrai che il tuo carattere migliorerà molto, non solo, ma troverai gioia e sicurezza tali da poter sostenere con tranquillità la vita di relazione.

Cordialità Alay.

III. Inizio Diario

Fossò 18 settembre 1963

Da oggi voglio cominciare il mio diario, ho appena finito di leggere – Donare – e credo d’avere imparato abbastanza come si deve comporre un diario: me l’ha insegnato A. Maria.

***

Leggendo – Donare – cioè il diario di A. Maria (ed. Borla) ho capito diverse cose ma fra tutte, che se adesso sono così giù nelle mie cose spirituali è perché oltre ad aver tralasciato la preghiera, sono molto sensibile, ho lasciato crescere una sensibilità sbagliata. Ma adesso voglio un po’ alla volta equilibrarmi.

***

Mi sono scritta a macchina una regola di vita, spero di osservarla con perseveranza.

Fossò 19 settembre 1963

Mi fa paura il constatare come mi sia indifferente l’andare o meno a Messa, il fare o meno la Comunione, eppure sento di non essere a … posto, vorrei confessarmi, desidererei cambiare vita, però anche quando ho questi desideri Santi, mi sembra d’avere la volontà inferma, infatti non metto mai in pratica i propositi.

***

20 settembre 1963

Questa mattina mi sono confessata: voglio cambiare vita, il Padre mi ha detto che le crisi di sconforto di sfiducia ecc. avvengono perché il mio cuore è vuoto, cesseranno allorché lo riempirò o di Dio o delle cose di questo mondo, ho bisogno d’essere amata, ma voglio esserlo soltanto dal mio Signore, e il mio cuore volente o nolente mi deve obbedire.

21 settembre 1963

Bisogna che mi decida a pregare e a pensare di più al Signore, bisogna che ordini bene la mia vita, e tu o Signore tienimi lontano ogni inganno, ogni illusione.

Lunedì 23 settembre 1963

Sono appena tornata dalla Messa, ho Gesù nel cuore, sono serena, Gesù mi ama, e io lo voglio contraccambiare. Bisogna però che stia attenta perché ci sono dei veri pericoli di (verità) anche quando sono con la più sincera buona volontà. Questa mattina ad esempio mi sono messa nel primo banco in chiesa, sapevo che dietro avevo Don Riccardo che mi guardava, anche se generalmente non mi importa di cosa pensano gli altri di me, a volte specialmente se si tratta di persone religiose penso << adesso mi stanno osservando, cosa penseranno di me? Forse penseranno che sono una brava ragazza, ecc.>> io so benissimo quella che sono; devo perciò tenermi sempre presente la mia miseria!

Domani voglio essere più calma, più gentile con tutti.

Dolce cuor del mio Gesù fa che io ti ami sempre più.

Martedì 24 settembre 1963

Questa mattina lo zio mi ha proposto di andare a passare qualche giorno da lui, dopo aver interpellato il Parroco ho acconsentito, dovevamo partire oggi pomeriggio, ma invece abbiamo trasportato a domani mattina alle dieci, … mi sembra, ho la vaga impressione che ci siano dei pericoli spirituali …

Savio di Cesena, Giovedì 26 settembre 1963

Ieri mattina mi sono confessata prima di partire, il Padre mio mi ha detto di non restare mai in ozio, ha detto anche (sotto mia richiesta) che la mia coscienza attualmente è giusta, che però in certi, momenti tende a essere scrupolosa, “bisogna” ha detto “che tu cerchi di raggiungere e mantenere la massima salute fisica, mente sana in corpo sano”.

Questa mattina sono stata a messa, c’è una bella chiesina a più di due chilometri da qui, a Savio di Ravenna, ho cercato di ascoltarla secondo la liturgia, devo confessare che mi sentivo confusa; (non riesco a trovare la parola adatta) dopo aver fatto la comunione mi sono sentita meglio, ho ricordato al Signore il mio P. Spirituale, le Suore e il cappellano, i famigliari e soprattutto Renato. Pensando a queste persone (specialmente al Padre Spirituale e alla mamma) mi veniva da piangere e ho fatto anche gli occhi rossi, mi sembra un secolo che sono lontana da casa, (e cosa incredibile) mi manca tanto la mia famiglia, e anche le compagne, si anche loro che pur nessuna di esse è in particolare mia amica e pure il camminare per la strada e guardare tutti questi volti che passano, che parlano, (tedesco) che corrono, senza incontrare uno che ti sorrida, è una cosa che fa male al cuore, oh come vorrei che tutti avessero Gesù, il Gesù che io ho nel cuore, ci sentiremmo tutti fratelli!..

Questa mattina sono stata a vedere la spiaggia, che bellezza! Se non fosse stato perché avevo mio cugino credo che sarei stata là seduta a guardare il mare, c’era il mare mosso e il sole batteva su di esso e lo faceva luccicare.

Oggi sono stata a riposare ma non c’ero andata per questo, bensì per isolarmi un po’ e pensare al Signore, (come avrei voluto andare in chiesa) ma accipicchia la zia ha voluto venire anche lei nella stanza dove dormo io, ho cercato di pensare lo stesso al Signore, ma c’erano le persiane chiuse, e così ho preso sonno.

* * *

Oggi nel ritornare dalla spiaggia sono stata colpita nel vedere come donne che avevano 60 – 70 anni lavorino ancora la terra, facevano pena! Tutte più o meno vestivano rudemente: la maggior parte erano in calzoni, calzoni di tela rude, vecchia e a volte rattoppata, avevano in testa grandi fazzoletti di colori sbiaditi e li portavano tutte legati dietro alla nuca. Vicino a tanta miseria materiale mi corse il pensiero alla non meno miseria spirituale; basti pensare la prima chiesa (dal punto in cui eravamo) era nel raggio di almeno 5 – 6 km., molti anche tra i vicini dello zio, dove sono io, accusano questo scomodo, nel parlare della mediocrità della vita Spirituale Romagnola.

Senza sforzo feci un confronto tra l’ambiente in cui sono cresciuta io, e tra quello che cresce la gioventù Romagnola. Ringrazio di cuore il Signore.

* * *

E adesso che faccio?

Dovrei riprendere tutte le mie pratiche di pietà tuffarmi nell’amore di Dio, abbandonarmi con tutta fiducia tra le sue braccia, ma mi sento così debole, ho la volontà così inferma.

Oppure potrei continuare una vita mediocre? Soltanto il descrivere questo stato di vita mi fa nausea.

***

Sono stanca di stare qui, non vedo l’ora di ritornarmene a casa, voglio cambiare vita, oh come vorrei poter fare un corso di esercizi. Sento che sto scendendo la china, ho paura Gesù, caro dolce Gesù non sono degna neanche di chiamarti per nome, perdonami, salvami, scuotimi da questo torpore!

Savio 4-10-63

S. Francesco d’Assisi

Durante la S. Messa di questa Mattina mi ha colpito soprattutto queste parole del Vangelo “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi consolerò” ho letto la breve presentazione che si fa nel messale per la festa del santo del giorno, oggi essendo la festa del patrono di Italia, S. Francesco d’Assisi, c’era un breve riassunto della vita, mi piacquero queste parole “fatico a vincere la ripugnanza di quanto sapeva di umiliazione e di mortificazione”. Mi piace quando descrivono le debolezze dei santi, non mi sembrano più esseri inaccessibili, ma mi danno speranza.

Lunedì 7 ottobre 1963

Questa mattina ho incontrato il Parroco. Me ne sono venuta via piena di fiducia e con il proposito di cambiare vita, mi ha detto che ha ancora la stessa stima e la stessa fiducia di prima, ha detto che il Signore ha dei grandi disegni su di me, si, voglio, (anche se non ho l’ardore di un tempo), incominciare una nuova vita, i miei sforzi saranno più preziosi perché fatti nell’aridità spirituale. E poi il mio Padre ha fiducia in me, non voglio deluderlo più.

Martedì 8 ottobre 1963

Questa mattina mi sono confessata. Il Padre mio mi ha detto che Gesù mi ama tanto, tanto, che mi ama malgrado la mia miseria. “Mi santifico per santificare” si il desiderio che io ho in me di salvare anime (malgrado faccia fatica salvare me stessa) è buono e siccome è uno dei pochi che riesce un pochino a scuotermi è bene che lo coltivi “chi salva un’anima ha predestinato la sua” = devo essere umile e piena di fiducia nel Signore.

***

Sono serena: ho Gesù nel cuore.

Voglio cominciare una nuova vita, malgrado senta in me una volontà fiacca, devo confidare soprattutto nel Signore. L’obbedienza che mi è così difficile voglio renderla facile: vedrò nell’ordine la volontà del Signore.

 ***

Oggi è andata abbastanza bene. Non ho avuto ardori o slanci di generosità, ma in compenso sono stata abbastanza corretta, ho obbedito una volta alla mamma e ho soddisfatto un desiderio di mio fratello malgrado avessi tutta la voglia di dire: arrangiatevi.

La Nives, mi ha detto che mi hanno messo delegato delle Beniamine minori, voglio ricominciare una nuova vita, voglio anche qui servirmi dell’esperienza, infatti con le aspiranti ho speso un mucchio di soldi per fargli dei regalini, con l’unica conseguenza che se fecero qualcosa di buono, la fecero unicamente per il regalo.

Durante la meditazione di questa mattina o meglio: dopo la meditazione di questa mattina, ho capito quanto sia bello raggiungere la perfezione e come tutto ciò che esiste debba cadere, e soltanto l’amore, la Gloria di Dio resti. Nel libro sul quale medito, è scritto che Dio ci ha creati per la sua Gloria.

In principio non riuscivo a capirne il significato. Ma poi, masticando bene, questa parola ho capito che Dio se ci amava non poteva fare altrimenti, infatti abbiamo trovato nel libretto di cultura che Amare vuol dire volere il vero bene della persona amata, dunque Dio ci ama, cioè ci desidera il vero bene e siccome il vero bene è Lui, non poteva che crearci per Lui, cioè per la sua gloria. A guardarle in superficie queste parole: per la sua Gloria, sembra quasi che abbiano una nota di egoismo, ma invece pensando bene si capisce il vero significato, mi piacciono i libri così, che per capirli debba scervellarmi, perché quando ho raggiunto la soluzione mi restano più impressi. Devo però confessare che quasi sempre riesco si a capire il vero significato, ma mi aiuta molto la memoria (che per fortuna sembrerebbe che in questo campo funzionasse bene)

Sera.

Oggi non è andata proprio bene, ho sempre mantenuto il buonumore, ma sono stata se non fredda, tiepida, col Signore. 

Questo pomeriggio ho un po’ bisticciato con la mamma, lei non aveva torto, ma neanche io non l’avevo del tutto, e tutto questo è successo per un nonnulla, volevo fargli capire la mia parte di ragione ma non me l’ha lasciato fare, io mi sono spazientita e le ho mancato di rispetto: è stato un momento, mi è sfuggito (non le ho mica detto una brutta parola, le solo fatto notare che quando si arrabbia, – tira gli occhi -, e le ho detto di parlare più piano).

Mi sembra impossibile che in quei momenti non mi venga in mente di offrire al Signore il fioretto di tacere, tanto ormai non abbiamo combinato niente all’infuori di irritarci tutte e due.

                                                                            ***

Questa sera abbiamo detto il rosario tutti insieme, Renato, Noemi, Mamma, io. Capisco perfettamente che se io mi ci mettessi con più buona volontà nella vita spirituale ne risentirebbero i benefici effetti anche i miei più prossimi: famigliari.

venerdì 11 ottobre 1963

Questa mattina mi sono confessata malgrado fossero passati solo 3 giorni dall’ultima confessione, avevo pensato d’andare domani che è sabato, ma non mi sentivo di passare un’altra giornata: volevo cancellare le mie colpe, tutte, e ricominciare una nuova vita, appena tornata dalla Chiesa ho cominciato a mettere subito in pratica i propositi presi con l’obbedire e con l’essere gentile, devo però alimentare continuamente durante il giorno, le buone ispirazioni che il mio Signore mi dà la mattina, perché sento che più tempo trascorre, meno desiderio ho di fare la volontà divina, avviene così, che alla sera cedo più facilmente, che non la mattina appena tornata da messa.

Per la radio stanno parlando ancora della disgrazia accaduta in provincia di Belluno. Perché noi di Azione Cattolica non facciamo niente?

Perché non si può raccogliere e mandargli delle offerte? Voglio parlarne al Padre mio, voglio fare il possibile perché questa mia idea sia messa in pratica, io sarei disposta di fare casa per casa tutta Fossò per raccogliere un po’ di soldi e spedirglieli. Signore Gesù, cuore dolcissimo Gesù fa che la mia idea sia accolta. 

Sabato 12-10-63

Continuo quello che stavo scrivendo ieri: durante la messa ho avuto molte distrazioni, non riuscivo a concentrarmi, è capitato lo stesso questa mattina, è arrivato il momento della Comunione e quasi quasi volevo ritardare dal farla, perché mi sentivo così fredda, ma poi ho pensato che se io non sono degna, di ricevere Gesù, è ben Gesù che ne è degno, non so dove abbia letto o sentito queste parole il fatto è che questa mattina mi sono tornate alla mente e ne ho capito perfettamente il significato.

È stato un bene quello di fare la Comunione malgrado mi sentissi fredda, perché dopo, Gesù mi ha dato vari impulsi di continuare, (vedo che non riesco a trovare parole adatte per descrivere bene, chiaramente).

Siccome ormai avevo cominciato male la giornata, mi era più difficile dopo messa riprendermi, mi spiegherò meglio: durante la messa ho avuto delle distrazioni: guardavo se era ora di spegnere le luci, chi avevo dietro alla mia sedia, nel momento che la gente andava alla balaustra per fare la Comunione (essendo io andata dopo che il Sacerdote mostra la Particola) , guardavo le Suore come camminavano in fila, come facevano insieme la genuflessione, ecc. dico la verità che non mi piace affatto il camminare in fila ecc. mi dà l’impressione che stiano facendo delle formalità.. come si può dire? So benissimo che nel loro intimo non fanno delle formalità. ..come anche il guardare le persone che prendono la comunione in bocca, non mi piace affatto, devo abbassare gli occhi e non guardarle altrimenti mi vengono dei dubbi sulla stessa autenticità del Sacramento, poi la immaginazione correva di qua e di là riportando alla mente ricordi tristi e lieti del mio ormai passato.

Quasi per sfuggire a questa fantasia che non riuscivo a dominare, andai in terrazza e lì al riparo da occhi indiscreti incrociai le braccia e mi misi a pensare che avevo Gesù vero uomo e vero Dio dentro di me. Ho intuito che è un grande mistero, ho avuto l’impressione che a riuscire a convincersi di questa realtà farebbe cambiare vita, o almeno a intensificare l’amore di Dio, però non sono riuscita a convincermi del tutto di questa realtà, la fantasia si era però calmata.

Ho letto un brano del mio libro di meditazioni e ho sentito l’impulso a continuare, a perseverare nella via del Signore. Però che strano! Quelle parole che tanto mi colpirono nel momento, dopo meno di mezzora le avevo già dimenticate e capita quasi sempre così. L’insieme del libro fino al punto in cui sono io, saprei più o meno ricostruirlo, cioè me lo ricordo, ma il punto, le parole che mi hanno colpito (ripeto) non me le ricordo neanche adesso sebbene mi sia sforzata di pensarle. Dalla terrazza ho guardato alla natura: il cielo, i campi verdi, gli alberi pieni di foglie, il sole ricoperto da una specie di velo di nuvola e pensai che tra poco (lunedì) non potrò più guardarli, più ammirarli, perché dalla mattina alla sera sarò chiusa in una fabbrica. Oh come si capisce il valore di una casa, proprio quando si sta per perderla!

È proprio vero che l’obbedienza è per me una delle virtù più difficili ad essere praticate.

Domenica 13 ottobre 1963

Questa mattina sono stata alla messa seconda, l’ho ascoltata abbastanza bene, durante la predica il Signore mi fece capire quanto sia bello il fare la Comunione, ho capito in particolare (mi sono convinta) che Gesù è lì, nel tabernacolo in corpo, sangue, anima e divinità, non è che io dubiti della sua presenza reale, ma a volte capisco meglio questa realtà. È una grazia attuale che il Signore mi fa in questo momento.

Finita la messa ho fatto una breve adunanzetta alle Beniamine minori, è stata veramente breve, ma credo che siano state impressionate da quello che le ho detto: mi guardavano attente attente senza battere ciglio, le ho parlato che bisogna fare dei fioretti, sia materiali che spirituali per aiutare i – bambini – che non hanno né da mangiare né da vestirsi, ho poi parlato della tesserina.

Tutta questa mattina ho scritto a macchina per le famiglie delle mie beniamine, affinché tutte iscrivano le loro figlie nelle file dell’Az. Catt. Me lo auguro di cuore. Vorrei tanto che Dio si servisse di me per salvare anime, per dare più Gloria al Suo Nome. Da quando sto meditando “Vita interiore semplificata” ho capito la bellezza dell’orazione Gloria Patri, è una breve preghiera che mi riusciva sempre noiosa, adesso ho capito la bellezza di quelle poche parole, il profondo significato che contengono, “Gloria” vuol dire far conoscere, far amare Dio e di conseguenza farci felici, “Gloria al Padre”, far conoscere il Padre, cioè il Creatore, “al Figlio” cioè il Redentore, “allo Spirito Santo”, cioè all’Amore, e in ognuna di queste parole: Creatore, Redentore, Amore si potrebbe farne una serie di riflessioni.

Ma voglio terminare perché tra poco devo andare a insegnare il catechismo a quei piccoli angioletti che sono le bambine di II classe.

Oggi ho fatto catechismo alle bambine di II° sono dei veri angioletti, capisco perché Gesù li preferisca; oggi in particolare avrei esclamato con S. Teresa di G. Bambino: sono come cera calda, saranno modellati bene o male a seconda di chi li modella! (Le parole non sono proprio le stesse ma il significato si). Oggi guardandole bene ho osservato come sono sensibili le bambine al dolore, infatti ho parlato delle missioni (come questa mattina) è mancato poco che non piangessero, ho inoltre avuto modo di osservare la loro generosità nell’accogliere quello che io avevo proposto: e cioè di scendere in silenzio massimo le scale, per poter offrire a Gesù una mela bella rossa con il manichino e anche con una fogliolina, le ho fatte ridere, ma si sono messe con vero impegno e per le scale non hanno aperto bocca, hanno offerto la loro – mela – al Signore per Feruccetto (il moretto che ho adottato io) io avevo domandato a loro per chi volevano farlo quel piccolo sacrificio e loro quasi si fossero messe d’accordo hanno risposto: per Feruccetto!

Il Signore continua a concedermi grazie attuali, illuminandomi una volta in una cosa, una volta in un’altra, specialmente l’Eucaristia comincia ad attirarmi. Domani comincerò a lavorare in fabbrica, Signore aiutami a testimoniarti in qualunque posto mi trovi.

***

Lunedì 14 ottobre 1963

Sono operaia!

Questa mattina mi sono svegliata con il cuore immerso nella mestizia. Credo che fosse I° perché dovevo cominciare ad andare in fabbrica, II° perché non avevo fatto meditazione prima di andare a Messa (ho preso sonno).

Sono andata a messa un pochino in anticipo con l’intenzione di prepararmi bene, ma avevo un affare dentro!!…mi sembrava che mi venisse male, il Signore mi sembrava lontano, mi sembrava un estraneo, ero fredda, invano cercavo di concentrare il pensiero sull’amore di Dio, sulla presenza di Dio ecc… anzi a proposito, mi è venuto anche un dubbio sulla autenticità dell’Eucaristia, avrei tanto voluto che qualcuno mi consolasse… avrei volentieri pianto, avrei voluto gridare forte: Signore non mi abbandonare!

Questa sera quando sono tornata a casa non ero capace neanche di stare dritta dal male che mi faceva la schiena, non vorrei che il Padre, fosse stato profeta dicendo penso che più di un mese non sarai capace di resistere”.

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Fossò 17 ottobre 1963

Martedì burrasca in fabbrica: la capo, mi ha addossato dei sbagli fatti da altri, mi ha fatto osservazioni fuori posto, alle quali io ho taciuto ma mi hanno ferito molto, ho scritto, che ho taciuto, riguardo le osservazioni, ma non è del tutto vero, ho taciuto sulle più piccole, quelle cioè che non riguardavano direttamente il lavoro, alle rimanenti ho risposto (per fortuna senza alterazioni) non mi pento di ciò che ho fatto o detto, perché è cosa giusta difendersi, infine credo che si sia convinta anche lei che avevo ragione io. Mi sono acquistata l’- ammirazione – (se si può chiamare così) delle ragazze, perché loro dicono di non avere il coraggio di parlargli, avevo ancora impresso quello che si era parlato nell’adunanza la sera prima riguardo le preoccupazioni del Parroco, ho offerto tutte le azioni della mia giornata secondo le sue intenzioni, ho rinnovato più volte durante il giorno questa mia offerta facendo anche qualche comunione spirituale e adorando il divino Sacramento, però dopo pomeriggio avanti sera, ho perso di vista, mi sono dimenticata del mio ideale.

Nell’adunanza di lunedì sera il P. mio mi ha incuriosita dicendo che lui sentiva quando uno prega per Lui.

Vorrei sapere se martedì ha sentito le mie preghiere. Se non fosse perché è Lui, non ci crederei, ma chissà in quale modo le sente, vorrei domandarglielo, che mi risponda?

Ieri la capo, non mi fatto nemmeno l’ombra di una osservazione, le ragazze hanno detto che l’ho ammansita in mio favore, s’è però rifatta sulle altre. Ieri pomeriggio dopo avere mangiato dalla Giuliana come solito, sono andata in chiesa a Paluello, sono riuscita a restarci 25 minuti, infatti ho mangiato in fretta il più possibile, ho corso forte per la strada e sono riuscita ad avere tutto questo tempo.

Ieri sera sono tornata a casa con un’ora di anticipo: mi faceva un male la schiena che solo il muovermi da una posizione all’altra mi faceva fluire il sangue sul viso dal dolore, eppoi avevo una malinconia che era qualcosa di spaventoso, come avrei voluto poter sfogarmi con qualcuno, sono andata in chiesa con la speranza di trovare il Parroco (pur sapendo che doveva star facendo catechismo) infatti non c’era, si sentiva la sua voce che stava spiegando o domandando, insomma stava parlando con le ragazze di catechismo.

Mi venne un nodo alla gola e stavo per sfogare la malinconia che a causa della fabbrica che c’era tanta gente per le strade mi vergognavo, in casa ci sono gli occhi attenti di mamma, era stata repressa, ma ecco che cominciavano ad arrivare le ragazze – effettive – per l’adunanza, come avrei voluto potervi partecipare. Avevo voglia di piangere, ma anche un gran desiderio di sentire parlare di Dio!

È arrivato Primo dopo (mio cognato) e di comune accordo abbiamo deciso che io vada a dare le dimissioni dalla (Gi Bi) e cominci da S. Marco.

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Giovedì

Questa mattina mi sono alzata alle sette, di pessimo umore, sono andata in chiesa e ho incontrato il Parroco che ne usciva, ho aspettato finché il Cappellano mi ha dato la Comunione (non ne avevo nessuna voglia avrei solo pianto). Quando finalmente anche il cappellano uscì, e restai sola in chiesa mi sfogai per benino, ma accipicchia! Non avevo sentito il Parroco arrivare e così mi trovò in pianto. È la prima volta e spero l’ultima.

Oggi ho avuto diverse volte dei momenti di vertigini, in questi momenti mi sembra di sprofondare per terra …

Venerdì 18 ottobre 1963

 “Tristezza e malinconia fuori di casa mia” “Il demonio in questi alti e bassi vince, stai attenta perché egli ne approfitta. Che cos’è questa vita così senza niente che ti attira? Così senza entusiasmo? Pensa agli immensi bisogni di Madre Chiesa, essa aspetta il tuo contributo, pensa al Concilio Ecumenico, ai fratelli separati, poniti innanzi l’ideale di salvare anime” “fidati! fidati del tuo Padre Spirituale”.

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Sono serena, tranquilla: ho Gesù nel cuore.

Voglio ricominciare una nuova vita, voglio andarmi confessare una volta alla settimana, e ad ogni tappa devo partire con perseveranza, “Chi si ferma torna indietro”.

Sabato 19 ottobre 1963

Domani giornata missionaria mondiale.

Due anni! Sono trascorsi solo due anni da quando in quella sera, nell’eccesso dell’entusiasmo volli dare una prova d’amore al Signore consacrandomi totalmente a Lui con voto, consacrazione eterna di non mai sposarmi.

Se avessi solo potuto immaginare quella che sarei diventata a distanza di un solo anno!

Domenica Festa Mondiale delle Missioni 20-10-63

Oggi il missionario ha parlato dell’Africa dove si trovava lui, (si riferisce al Ferruccetto adottato da lei) mentre due anni fa sentendo parlare delle missioni dei bisogni dei missionari ecc. mi sono commossa tanto da fare quel passo…. di consacrarmi cioè, totalmente al Signore – in eterno- oggi ne sono rimasta indifferente, mi piaceva si parlare delle avventure ecc. del missionario, ma nello stesso tempo mi sembrava di stare ad ascoltare delle fiabe!

Ho avuto dei momenti specialmente durante le funzioni che sarei scappata dalla chiesa, non potendo fare ciò mi è venuto da piangere: ho fatto gli occhi rossi e mi è caduta qualche lacrima, subito ho cercato di reprimerla per paura che la gente lo notasse.

Il fatto è che capisco la vanità di tutto ciò che ha sapore di terra, che cosa sono i cosiddetti divertimenti? L’imbellettarsi? Il voler apparire, il voler essere eleganti, distinte dagli altri? Tutto è vano, che cosa giova essere nell’agiatezza materiale? L’amore o sentirsi attratti verso un’altra persona? A che cosa serve? Si! ecco, forse tutto questo serve….. ma! volevo scrivere delle cose pessimistiche, ma sono stanca anche di scrivere, o meglio: di pensare.

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Diceva S. Agostino “mare sei tu capace di rendermi felice?” e il mare rispondeva: guarda più in alto e lui “stelle siete voi capaci di rendermi felice? Ecc..ecc finiva esclamando: oh Signore, il nostro cuore è fatto per Te e non è felice finché non riposa in Te”, in un certo senso queste parole potrebbero essere le mie; capisco perfettamente la prima parte e cioè che le cose di questo mondo non possono riempire il vuoto del mio cuore (neanche un amore umano), ma però non riesco, non ho la volontà di concludere in pratica come S. Agostino: il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te.

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… che sia vero, ma sono forse l’unica, si è vero, tutti sentiamo ripugnanza nel praticare il bene, ma una volta per tutte, gli altri si decidono. Io invece! …..

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Fossò lunedì- 21-10-63

“Devi domandare, domandare continuamente la fede” “anche S. Pietro che era un apostolo lo faceva” “tu confondi tentazione con il peccato”.

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Voglio ricominciare! Ricomincerò sebbene sono fredda, indifferente. Ricomincerò dato che è l’unica cosa, che sotto i miei occhi, ancora valga qualcosa.

Questa mattina sono andata a lavorare da “S. Marco” ma mi hanno detto di andare tra una quindicina di giorni poiché adesso con il cambiamento di stagione hanno poco lavoro, potevano almeno dirmelo subito, quando sono andata a domandargli di poter entrare. Ci siamo trovate, così, in due, l’altra era una ragazza di sedici anni (io ne avrei dati almeno 19) viene da Cavarzere e siccome per ritornare a casa aveva il primo pullman alle 11.50, l’ho invitata a venire con me da mia sorella, e data occasione sono stata anch’io a Fiesso fino quasi mezzogiorno, abbiamo fatto amicizia, è stato però abbastanza faticoso, perché è di una riservatezza un po’ esagerata, si vedeva però lo sforzo ad essere affabile, socievole, io dal canto mio, quando mi ci metto parlo anche troppo (anche questo è un segno che il mio carattere o meglio, che io non sono equilibrata). Mi ha detto che la mattina devono alzarsi (coloro che vengono a lavorare dal suo paese) alle 5,30 per venire a lavorare, ho pensato che anche se ci fossero ragazze di buona volontà, che volessero cioè andare a messa non potrebbero, eppoi noi, così favorite, così predilette dal Signore noi così fortunate, ci meravigliamo se queste ragazzine, lasciate quasi all’improvviso libere di se stesse (stanno lontane da casa dalla mattina alla sera) vengono su male, e a volte tali ragazze entrano in una fabbrica sprovviste di cultura (anche quella che ho conosciuto io, non era iscritta all’Az. Cattolica) e dopo le prime volte,…. Fanno il crollo.

Credo che se io vivessi veramente il Cristianesimo, potrei trarre in salvo parecchie di queste compagne, anche perché mi sono accorta che l’essere un pochino agiata (in campo materiale) può contribuire ad acquistarsi la fiducia e a volte la simpatia del prossimo (almeno quello tanto superficiale come gli operai che di solito lavorano in una fabbrica). Mi sono infatti accorta che guardava la casa della Giuliana o meglio… l’arredamento, con malcelata curiosità.  

Mercoledì 23-10-63

Strano! Non riesco proprio a capire! Se non fosse perché è lui, non ci crederei. Ma come! Io anche rileggendo non riesco proprio a capire dove il P.S. abbia trovato che ho fatto dei progressi. Mah!

Però devo confessare che mi hanno ridato un po’ di fiducia le sue parole e pensare che ero andata in canonica per dirgli (se avesse letto il diario e quindi capito in che stato mi trovo) che non ero in grado di poter tenere delle adunanze, infatti come può una senza fede istruire delle bambine? Ma siccome dato il poco tempo che il P. aveva il mio diario: solo una sera, pensavo che lo avesse ancora da leggere o ne avesse letto solo una piccola parte e invece ecco cosa mi dice!

***

Si!

Voglio ricominciare. Sono senza fede? La domanderò. Sono senza entusiasmo? Continuerò sorretta dalla fede. Mi abbandonerò nelle braccia del Signore e il Signore mi parlerà per bocca del mio P.S. voglio raggiungere il mio ultimo fine: la Gloria di Dio.

Adesso vado a Messa vespertina. Voglio cambiare vita, forse chissà mi sono arrivate le preghiere del mio P.?

Ho domandato al Parroco il permesso per poter assistere all’adunanza – Effettive – ha acconsentito.

***

È stata un bellissima adunanza, una specie di quella delle Giovanissime, parla infatti di cose, di problemi della gioventù, sono stata così attenta che potrei scriverla tutta, tanto me la ricordo. Infatti la voglio scrivere, non questa sera che ormai è tardi, ma domani senz’altro.

Fossò 25-10-63

Ieri ho scritto il riassunto delle adunanze: quella di lunedì: giovanissime, quella di mercoledì: effettive e in più la predica del Missionario di domenica, durante i vesperi, sarà perché ci avevo messo molta attenzione, ma mi ricordavo perfettamente tutto.

Oggi è andata maluccio: sono stata a letto fino a mezzogiorno, infatti ieri sera avevo un po’ gli occhi – da influenza -, ho letto la Bibbia e ho pensato. Sono stata (al pomeriggio) alla messa degli operai dei calzaturifici, infatti oggi è la festa di S. Crispino, mi riesce strana una cosa: il non averlo trovato nel messale.

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Sabato 26-10-63

Questa mattina, anche se un tantino in ritardo, sono andata a messa, sono arrivata alla Comunione che non mi sentivo proprio di andarvi, mi sono comunicata, ho domandato a Gesù la fede ecc. poi mi sono messa a fare meditazione e ho trovato delle parole che mi hanno scossa, le trascrivo:

I°: “L’ordine essenziale della creazione: primieramente la Gloria di Dio, bene supremo, da ricercarsi per se stessa, prima di tutto e in tutto” oh che magnifiche parole! Ogni parola un significato.

II°: “La mia felicità nel cielo e (dovrebbe essere così!) quaggiù, bene finale anche esso, ma secondario, subordinato ed unito al bene supremo, fine che debbo cercare in un secondo luogo, in conformità alla gloria di Dio, in essa e per mezzo di essa”.

III°: “Gli altri beni creati, con la loro duplice utilità, umana e divina, mezzi e strumenti di cui debbo usare innanzi tutto per la gloria di Dio e nella misura in cui sono capaci di procurarla”.

IV°: “Le soddisfazioni naturali, pura qualità strumentale, ma squisita delicatezza del Creatore, che ha voluto, per mezzo di esse, rendere agevole e rapido il mio viaggio attraverso le creature per giungere fino a Lui”.

***

Ci sarebbero altri brani che vorrei scrivere qui ma sono troppo lunghi, perciò mi limito a farne un riassunto: “cercate prima il regno di Dio, e il resto vi sarà dato in sovrappiù”.

S. Agostino “il regno di Dio e la sua giustizia sono il nostro bene, ciò che bisogna ambire, ciò che bisogna eleggere come nostro fine e per il quale bisogna fare ciò che facciamo”.

“La vita presente è lotta che prepara al regno ed è soggetta a delle necessità. Ora, per queste necessità, dice il Salvatore, tutto vi sarà dato come per aggiunta”.

Basta, perché mi accorgo che scrivo troppo copiando, senza cioè mettere parole mie, … ancora una cosa però voglio scrivere e cioè che io sono figlia di Dio, io sono una principessa, si ciò è bellissimo.

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Oggi non c’è niente di particolare.

Sono stata tiepida tiepida con il Signore. Ma domani voglio ricominciare.

Domani è festa di Cristo Re, voglio donare al mio Signore tutto il mio cuore, voglio che Egli regni in eterno nel mio cuore.

Oggi sono andata in canonica e con il permesso di don Francesco mi sono portata a casa tre giornali delle missioni, ne ho letto un brano, o qualche pagina su tutti e tre, oh! come vorrei essere ricca, come vorrei poter sollevare, poter aiutare i Missionari, se fossi ricca tutto regalerei ai Missionari, in ogni giornale ci sono dei vaglia, in ogni giornale si richiede l’aiuto di noi europei.

Ho riflettuto molto come poter fare per mandargli un piccolo obolo, ma mi piacerebbe pure fare qualche offerta per la nostra parrocchia che ne ha tanto bisogno, eppur mi piacerebbe pure comperarmi la biografia di qualche santo tipo S. Agostino, S. Teresa di G.B. ecc. e pensare che ho soltanto mille lire alla settimana a mia disposizione. (non mi lagno però, perché come paga per una ragazzina è fin troppo).

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Lunedì 28-10-63

Ho appena vinto una lotta – tremenda -.

Questa sera mi sono confessata durante la messa, ho fatto la Comunione e il voto di obbedienza sino alla prossima settimana… sebbene non ho avuto nessuno entusiasmo, sono tornata a casa con una calma, decisione di rinnovo spirituale (di cambiare vita). Infatti ho cercato di mettere subito in pratica i miei propositi appena tornata a casa, sono poi stata all’adunanza e anche da questa ne sono uscita con la stessa volontà di continuare nella via del Signore, o meglio, di incamminarmi nella via del Signore senza più voltarmi indietro. Ecco che passate poche ore: 3, viene la volta buona per mettere in pratica i miei propositi: la mamma mi ordina di andare a fare il tè (è a letto con il mal di denti) siccome, stavo mettendo in ordine le mie cose e stavo per andare a letto anch’io, questo comando mi riusciva sgradito, tanto più che assieme al tè, dovevo preparare tutto l’occorrente perché mamma doveva farmi una puntura, (io le punture le temo molto). Ho detto un no! netto alla puntura, e la mamma sapendo che quando io mi ci metto sono testarda, s’era quasi rassegnata a darmela vinta, scendendo le scale mi sono attaccata fissa al muro: mi ricordavo del mio voto di obbedienza nello stesso tempo non volevo assolutamente cedere a farmi l’iniezione, sapevo che il Signore mi stava guardando e mi venne in mente i suoi dolori (credo sia bene chiarire che non volevo farmi la puntura più che perché mi fa male, per il fatto che dovevo stare là a preparare tutto: far bollire la siringa ecc..) sembra una cosa da niente, ma per me fu una vera lotta, quando finalmente mi decisi di obbedire, mi scese nel cuore una grande calma….

Scrivendo ciò sono serena; è stata una prova che ho superato. Mi dispiace però di non essere riuscita a descrivere bene la lotta che ho dovuto sostenere contro me stessa.

Martedì 29-10-63

Ero tanto tranquilla, tanto serena ed ho rovinato tutto!

***

Oggi sebbene non sia stata mai con entusiasmo mi sono però ricordata del mio voto: obbedire, ho cercato di mantenerlo e ci sono riuscita abbastanza. Se non che, questo pomeriggio ho risposto un tantino seccata alla mamma: mi ero dimenticata una cosa e lei ha brontolato, io ho cercato di scusare elencando tutte le cose che ho fatto e che ancora mi restavano da fare, ho capito che non ero del tutto – colpevole -, mi era però rimasto un pochino di malumore, che scomparì quasi subito.

Sono stata poi al ritiro, mi ha fatto bene, la predica che hanno fatto (l’ho ascoltata così bene che la saprei ripetere parola per parola). Durante la messa ho fatto la comunione, c’era la serenità, la dolcezza nel mio cuore: ero convinta d’essere tra le braccia del mio Creatore, avrei voluto allungare il ringraziamento ma stavano ormai per cominciare la predica degli uomini, sono tornata a casa e ho guardato un film classificato per adulti, infatti la trama era basata tutta sulla superficialità. Era un film che parlava tutto di gelosie tra mogli e amanti, dei divorziati ecc… Sono scontenta ho perso due ore!

Se non lo avessi visto avrei ancora la mia bella serenità, tanto più che non mi è neanche piaciuto, eppure sebbene non mi piaceva restavo lì davanti al video, stupida! stupida! stupida tre volte!  

Si lo so non ho fatto peccato grave, ma ho pur sempre offeso, fatto dispiacere a Gesù e tutto per il piacere di un’ora.

Non voglio più guardare la Tv, non voglio più guardare la televisione! Perdere tempo inutilmente.

Perdonami caro Signore, porta pazienza ancora, tu sai, tu conosci la mia debolezza, voglio esserti fedele fino alla morte. Oh caro Gesù non permettere che mi danni, ho paura Gesù, sono tanto volubile.

Eppure scrivendo ciò non sono affatto scoraggiata, sento si questa mia debolezza, ma mi sento pure pronta a riprendere infatti voglio riprendere!

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30-10-63

E neanche questa sera non mi fermo a scrivere tanto, voglio cambiare vita, e perciò per cominciarla bene la mia nuova vita voglio prendere sonno presto questa sera (sono le dieci) in modo che domani mattina riesco a svegliarmi in tempo per andare a messa. Dirò che sebbene non corrisponda proprio bene alle grazie di Gesù Egli continua a scaldarmi il cuore, a ravvivare la debole fiammella della mia fede, però oggi ho dovuto veramente fare una piccola lotta per vincere una tentazione contro la fede.

Ho intenzione da domani ricominciare a scrivere tutto nel mio diario perché mi accorgo che lo trascuro abbastanza. Una cosa degna di essere scritta: non ho più avuto delle vere – crisi – da quando il Padre Spirituale mi ha detto che non è frutto di indifferentismo la calma che provo e da quando mi ha detto che malgrado tutto vede in me progresso.

Questa sera nell’adunanza delle Effettive ha detto che ci sono delle ragazze che, malgrado i molti pericoli di questa epoca si sono mantenute delle – vere perle – come vorrei essere tra loro, lo so che dicendo delle vere perle non alludeva soltanto alla purezza, ma io non ho un – senso – che non abbia peccato: con gli occhi ho letto letture cattive, con la bocca a volte ho mormorato oppure risposto alla mamma in malo modo, o peggio avevo cercato in quel tempo di convertire le mie amiche a leggere romanzi gialli ecc., i piedi mi sono serviti per andare o al cinema o a comperarmi i libri brutti, le orecchie poi hanno ascoltato per tanto tempo e con gusto tutto ciò che sapeva di sensualità (età tra i 12-14 anni), ma adesso basta perché è proprio tardi.

***

1 novembre 1963 Festa di tutti i Santi

Questa mattina sono andata alla messa delle 11 con la Rosetta, ma malgrado ci abbia messa della buona volontà non sono riuscita a scuotermi dal torpore nel quale era, ed è immerso il mio spirito, cercavo di capire il significato delle parole che mi dicevo continuamente: “sono dinanzi a Dio, Dio è il mio Padre, Dio mi guarda ecc.”. Al momento della comunione ho cercato di concentrarmi un po’ prima di ricevere il SS. ma inutilmente: la mia fantasia vagava, correva di qua e di là, non però con violenza, tumultuosamente… ad esempio prima di alzarmi dal mio inginocchiatoio per andare a ricevere Gesù, avevo cercato di pensare delle parole che ha detto non so chi: “chi sei tu Signore? E chi sono io?”, ma siccome non riuscivo a concentrarmi neanche in queste parole (e si che ci avevo messo della buona volontà) mi alzai per andarci lo stesso pensando a quello che mi aveva detto più volte il P.S. e cioè, che non sono io degna di ricevere Gesù, ma è ben Gesù che è degno di venire dentro di me.

Oggi sono stata alla Funzione e processione, ma sebbene ci fosse la – musica -, sebbene don Riccardo abbia toccato dei punti che dovrebbero far pensare, nella predica, ne sono rimasta indifferente; il bello è che questa freddezza che sento non mi fa male, anche se sono così ghiacciata (tanto per cambiare parole) ho una ferma volontà di cambiare vita, o meglio di indirizzarla verso il Signore, sono senza entusiasmo, ma voglio lasciarmi “intagliare” dal Signore.

Ho fatto in questi giorni tanti propositi, ma sebbene ne abbia mantenuto ben pochi, non mi sento scoraggiata.

Voglio cambiare vita, mancano pochi giorni per incominciare l’anno liturgico nuovo, voglio prepararmi a cominciarlo bene, a cominciarlo corrispondendo alla grazia Divina.

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2 novembre 63

Questa mattina sono stata alla messa prima, mi ha colpito soprattutto quel salmo cantato (sequenza) mi ha fatto pensare alla morte. Il Signore mi ha dato parecchie grazie attuali, mi ha illuminato anche e specialmente su queste parole “quando il giudice si sarà seduto sul trono, nulla più rimarrà nascosto, nulla impunito. Che dirò io allora misero? a quale patrono mi raccomanderò io, se appena il giusto è sicuro?” tutto quello che c’è a questo mondo: cose e persone, non mi gioveranno quando morirò, quando comparirò dinanzi al Signore, sarò io sola, io sola dinanzi a questo Dio tremendo e giusto, nessuno mi potrà salvare dalla Sua giustizia se io mi trovo con l’anima morta, cioè senza grazia di Dio, nessuno mi potrà salvare, neanche l’amore di Dio! È meglio allora che mi attacchi adesso al Signore, è meglio che me lo faccia amico, così quando comparirò dinanzi al Suo trono, non mi scaccerà dalla Sua presenza, ma mi allargherà le braccia e mi stringerà al Suo petto, al Suo cuore, oh Gesù salvami, aiutami a vincermi, aiutami a dominare questo cavallo impazzito che è il mio carattere. Mi è particolarmente difficile essere obbediente e paziente con le persone, credo che fra tutte, questo sia il lato peggiore, anche perché non sono abituata a pensare, a riflettere prima di fare una cosa. Questa mattina dopo la Comunione ho domandato al Signore di rendere ferrea la mia volontà.

FOSSO’, 4 NOVEMBRE 1963

Sabato mi sono confessata e ho deciso definitivamente, (almeno lo spero) di cambiare vita, adesso poi che mancano così pochi giorni per arrivare all’Avvento, voglio che questa ultima settimana sia come una preparazione alla nuova vita che comincerò con l’anno liturgico nuovo.

Voglio vivere secondo la liturgia, voglio diventare Santa! So però che non si può diventare santi in un momento, né in un momento, né in un giorno, né in un mese, ma ci vogliono anni.

Non è che scrivendo tali cose io mi senta nell’entusiasmo, ma serenamente – voglio!

Da sabato, cioè da quando mi sono confessata l’ultima volta, sono sempre stata coerente nel mio proposito di cambiare vita (interiore), mi sono messa con impegno specialmente nel praticare l’obbedienza e fare le mie pratiche di pietà.

Nel mio libro di meditazioni (Vita interiore semplificata e ricondotta al suo fondamento) l’autore: Pollien, insegna veramente a meditare, infatti è un libro che cambia il modo di insegnarti, un po’ alla volta; in principio l’autore per spiegarti certe cose si serviva di esempi, adesso va veramente subito al sodo. E’ un libro bellissimo, quando ne sarò giunta alla fine, credo che ricomincerò da capo a meditarlo, poiché ho l’impressione che sia veramente come una miniera, eppoi parla tutto di Dio, dei nostri doveri ecc.. Svolgerebbe precisamente questo tema: il fine, la via, i mezzi per arrivare a Dio.

Adesso si fa proprio tardi, è meglio che mi metta a dormire, vorrei pregare, ma non posso, è troppo tardi. Questa sera è venuta qui la Rosetta e mi sono persa una buona oretta, appena lei è andata via mi sono pentita di aver perso tanto tempo, sì perché anche se nei nostri discorsi non abbiamo offeso Dio neanche venialmente, sono stati lo stesso inutili, tanto più che quell’ora doveva essere per la preghiera. Comunque comincio ad accettarmi qual sono, e cioè una povera piccola bimba che a volte cade, ma anche se si sbuccia un ginocchio, non per questo si perde d’animo, ma cammina e a volte continua a correre lo stesso.

Il P.S. Mi ha detto che devo mettere tutta la mia buona volontà nel fare, nel continuare nella via del Signore come se l’esito dovesse dipendere tutto da me, ma una volta caduta, o arrivata, guardare la realtà e cioè che è soprattutto Dio che ci guida. Non voglio però far credere con queste parole che se io cado sia Dio il responsabile, tutt’altro, vedo che da come ho spiegato farebbe credere così.

Martedì 5-11-63

Questa mattina sono stata a Messa, finita la Messa ho fatto meditazione, …me ne sono tornata a casa senza entusiasmo ma con la pace nel cuore, infatti sebbene ci abbia messo tutta la buona volontà non sono riuscita a intenerire la durezza del mio cuore; ho avuto anche qualche distrazione. Durante la meditazione il Signore non mi ha illuminata in qualcosa di particolare, ma pure mi piaceva leggere e capire il significato, il vero, profondo significato che contiene il mio libro di meditazione.

Ho capito che non dipendeva tutto da me l’essere così fredda e, lontana da lasciarmi prendere dallo sconforto. Ho detto a Gesù: “tu taci, tu ti nascondi, ma io so che tu sei in me e, sebbene nascosto, tu mi guardi, tu mi ami”.

Sono dunque tornata a casa con questa “calma certezza”.

Mercoledì 6 novembre 1963

Questa mattina mi sono alzata con nel cuore una aridità spaventosa. Siccome mi sono svegliata alle 6 e avevo ancora da lavarmi ecc. non ho detto neanche una Ave Maria per paura di arrivare a Messa (ore 6,30) in ritardo. Ci sono arrivata giusta giusta, ma per quanto mi sforzassi non sono riuscita a concentrarmi un momento su qualcosa che riguardasse Dio. Credo che la Comunione che ho fatto durante la Messa, sia una delle quali ho fatto con più aridità. Il primo impulso sarebbe stato quello di ritardare dal farla, ma poi ho pensato che la buona volontà ce l’avevo messa e sebbene io sia indegna che il Signore venga in me…

Anche durante la meditazione ha continuato la freddezza del cuore, niente di quello che ho letto è riuscito a scuotermi, o meglio, quasi niente è riuscito a scuotermi, perché c’è stato una frase – preghiera – che tutto un tratto mi ha commossa, forse perché diceva, esprimeva, proprio quello che io sentivo: “Mio Dio! Dov’è in me questa prontezza e agilità dell’anima? Povero figlio dell’uomo, cuore tardo, amante della vanità e ricercatore di menzogna, quando mai acquisterò una tale dilatazione di cuore da correre nella via dei comandamenti? Chi mi darà le ali della colomba per volare e riposarmi in Dio?”

Giovedì 7 novembre 63

Oggi sono stata a Messa, ho letto nel libro di meditazione una frase che in poche parole dice cosa fu e cosa è tutto quello che io credevo pietà:

 “I sogni dell’immaginazione, le tenerezze della sensibilità per quanto belli e dolci, sono spesso vani trastulli di anime illuse che hanno qualche parvenza di pietà, ma che non ne posseggono la virtù”. Così io sarei un’anima illusa? No! No! Signore, non è possibile, non è possibile. Abbi pietà di me oh Signore! Non mi abbandonare al nemico. Io brancolo nelle tenebre, la mia libertà mi fa paura! Signore! Abbi pietà di me.

Domenica 10 novembre 1963

Fino a ieri sera sono stata di pessimo umore riversandolo anche a chi in quei momenti ha avuto la brutta ventura di capitarmi sotto, (avevo una tremenda avversione anche a salutare le persone che incontravo per la strada). Ieri sera mi sono confessata preparandomi il meglio possibile.

Ho deciso di cambiare vita (speriamo sia la volta buona) non voglio neanche pensare, neanche ricordare tutte le mie ricadute malgrado avessi fatto mille altri propositi, sento che se solo penso, avanza correndo la sfiducia, il malumore. Oggi ho ascoltato 3 messe: la prima seguendola secondo la liturgia; la seconda preparandomi l’adunanzetta (infatti v’è momento migliore per prepararsi a parlare delle cose di Dio, se non durante la celebrazione del S. Sacrificio? La terza questa sera, l’ho ascoltata recitando il rosario con l’intenzione di ringraziare il Signore della bella giornata; recitando il rosario mi sono trovata parecchie volte a pensare tutt’altro che cose di Dio, ma appena me ne accorgevo mi sforzavo a recitarlo bene, pensando che si impara a pregare come un bambino comincia a parlare: cioè un po’ alla volta (l’ho insegnata alle bambine di Iia). Oggi poi sono andata a questua, a distribuire le “Difese”, ho fatto dottrina, adunanza, sono stata alle funzioni, mi è avanzato il tempo appena appena a farmi il letto e a mettere in ordine la mia stanzetta, ho anche scritto a macchina una lettera per papà. Oggi è passato in un lampo e avendo avuto modo di parlare quasi sempre con persone estranee, mi è stato particolarmente facile essere gentile con tutti, anche con i famigliari, sebbene con loro sia rimasta poco.

Andando a questua ho domandato a una mamma se iscrive la sua bambina nell’Az. Catt., mi avrà fatto perdere 20 minuti buoni ripetendomi le stesse parole: 1) che non la lascia venire neanche a dottrina per il fatto che ha paura dei pericoli della strada; 2) che la sua bambina è fatta così!, cioè non vuole mai staccarsi dalle sottane materne; 3) che non vuole legare la sua bambina, per il fatto che quando sarà grande se avesse desiderio di andare a un cinema escluso o a ballare e così via, non potrebbe perché è una “circolina”(vuol dire, cioè: conosciuta nel paese come bacia pile, bacia altari, preti, questi i giudizi mondano in un piccolo paese.) Sono da ammirare queste care mamme che si preoccupano così tanto dell’avvenire dei loro figli…..( se un giorno volesse svagarsi un po’ andando a ballare, ecc non potrebbe) oh mamme! Sapeste come mancate alla vostra missione, sapeste che così preparate ai vostri bambini una strada più incline, anzi, inclinate voi e, quasi sempre fatalmente la via già così difficile dei vostri bambini, eccome che ha detto: “Io le insegnerò una strada buona, ma dopo la lascerò completamente libera”.

Ah! come si abusa di questo nome: libertà, come è usurpato! Sarebbe forse libertà quella di poter andare in braccio al demonio senza nessuno che ci ammonisca, senza nessuno che ci ami nel vero senso della parola?

La vera libertà è quella di quella persona che sa possedere la propria libertà, e quando deve decidere di qualcosa lo fa indipendentemente dalle tendenze che abbiamo dopo il peccato originale: cioè tendiamo al peccato.

Adamo e Eva avevano questa libertà, e noi che siamo feriti dal peccato di origine, cioè quello col quale tutti nasciamo, dobbiamo tendere sempre a recuperare la nostra libertà primitiva.

Lunedì 11/11/63

Festa di S. Martino

Questa mattina sono stata abbastanza coerente: mi sono alzata alle 5 e dopo avere messo in ordine la mia stanzetta, dopo avere messo in ordine la mia persona, ho detto il rosario; poi cercando di pensare al Signore sono andata a Messa.

Sono andata a lavorare ma neanche questa non doveva essere la volta buona: non hanno lavoro neanche adesso, ho deciso di cambiare e dato il caso che mamma ha dovuto passare per Fiesso, è andata a vedere se c’è un posto da “Minerva”. Il principale o (Paron) che dir si voglia, ha detto di sì, ma che mi presenti domani da lui alle dieci, chissà che cosa vorrà? Vorrà forse misurare la bravura da un’occhiata? Già, ci sono dei tipi (come papà) che dichiarano seriamente d’essere capaci di “pesare una persona da un’occhiata” be! Magari, dopo tutto ha anche ragione di volermi conoscere almeno di vista.

Non so se sia in errore, ma appena mi hanno detto da S. Marco (altro nome di una fabbrica) che devo aspettare ancora, ho avuto l’impressione che sia stato Gesù a permetterlo, a volerlo, sì perché la fabbrica “Minerva” è proprio al centro di Fiesso, proprio vicino alla Chiesa, sarebbe una squisita delicatezza di Gesù il volermi tanto vicina, quasi ad assicurarsi la sua assistenza. Certo è che anche in pratica, a lavorare da Minerva avrei dei vantaggi sp. Poiché sarei molto vicina alla casa del mio Creatore, del mio Redentore, del mio tutto, eppoi invece d’andare a mangiare dalla Giuliana Sorella) potrei mangiare (come purtroppo fanno quasi tutte) in fabbrica, così mi sentirei più sorella alle mie future compagne, poiché così ci si conosce meglio; però comunque sia, voglio santificarmi in qualunque ambiente, in qualunque situazione l’amore di Dio o la sua Provvidenza, come si vuole definirla, mi voglia porre.

Umh! Sono le 10, bisogna che chiuda subito il quaderno se voglio domani alzarmi per andare dal Divino amore che mi aspetta: Dolce cuor del mio Gesù fa che io t’ami sempre più.

Signore salva me e tutto il mondo! Signore ti raccomando le bambine che mi hai affidate, Signore metti nel tuo cuore incendiato d’amore, tutte le persone che mi sono più care…. tu le conosci oh Signore.

Venerdì 15 novembre 1963

Sono tre giorni che non scrivo niente perché non ne ho avuto il tempo, infatti sto preparando dei foglietti, disegni ecc. per le bambine, vorrei scrivere tutto quello che c’è stato nella mia anima in questi tre-quattro giorni, ma come fare? Sono tante e diverse sfumature che se non le scrivi subito te ne passa non solo il ricordo, ma anche la voglia. Dirò che malgrado faccia dei propositi, sono sempre la stessa – puntigliosa – disubbidiente – egoista ecc. ecc. Ieri mattina mi sono confessata, ma domani mi voglio riconfessare, voglio finalmente decidermi ad essere generosa col Signore. Voglio vivere le otto beatitudini, specialmente quella che dice: beati i mansueti, beati i puri di cuore.

Voglio santificarmi per santificare.

Voglio vivere dimenticandomi.

Voglio spendere tutta la mia vita per la maggior gloria di Dio; perché finalmente Dio sia conosciuto e benedetto da un numero il più possibile grande, di persone, non m’importa in quale ambiente questo verrà, non importa se in un istituto religioso o in seno ad una famiglia, voglio solo rendere gloria a Dio.

Questa sera c’è stata l’adunanza delle Dirigenti, mi ha ravvivato la volontà di fare del bene alle bambine che il Signore m’ha affidato. Signore aiutami tu a svolgere il mio grosso problema…

Martedì 19 novembre 1963

Riprendo il mio diario dopo tanti giorni! Avevo deciso di non scriverlo più, ma poi ho pensato che mi servirà di bilancio spirituale.

Sabato mi sono confessata e poi domenica mi sono messa con impegno, con buona volontà nel fare il bene, nel fare apostolato.

Mercoledì 20 novembre 1963

Questa mattina mi sono alzata in ritardo e così ho perso messa, (io sono l’eterna pigrona) prima mi ero svegliata troppo presto, poi ho ripreso sonno e mi sono svegliata troppo tardi per andare a Messa. Domani è la festa della Madonna della Salute; voglio domandarle la salute dell’anima.

Desidero ardentemente cominciare a lavorare, almeno avrò una attività, non mi sentirò più tanto inutile, credo che il cominciare a lavorare mi giovi e all’anima e al corpo.

Domani è la festa della Mamma Celeste; voglio mettere un punto di partenza nell’anima mia, prepararmi poi nei rimanenti giorni, e lunedì (speriamo) entrare in una fabbrica.

Ieri dopo uno sfogo del mio caratteraccio, la mamma mi ha presa quasi a tradimento, e mi ha stretta fra le braccia, oh! Come descrivere lo stato del mio animo? Dirò solo che perché non si accorga delle lacrime che mi scendevano, ho dovuto, con la scusa d’avere il raffreddore e di essere senza fazzoletto, andare nella mia stanza a prendere sì, il fazzoletto, ma per asciugarmi gli occhi.

Sono stata all’adunanza delle effettive, mi è piaciuta moltissimo.

Il nostro Assistente, cioè il nostro Parroco, questa sera nell’adunanza ci ha svolto una lezione che meriterebbe d’essere scritta parola per parola. Annoto qui qualche appunto tanto per ricordarmi il più lungo possibile:

  • Amare Dio con tutto il cuore e in Lui tutte le altre creature.
  • A volte sentendo di più le cose sensibili, può venire il dubbio: ma io metto veramente Dio al suo posto nel mio cuore? Per misurare ciò, c’è un metro speciale: quando una persona sa fare la volontà di Dio sia che si trovi nelle – rose – come nelle spine, questo è il segno più tangibile che il primo posto nel cuore di quella persona non è usurpato: nel primo posto c’è Dio: È naturale che si senta di più una cosa sensibile che non l’invisibile.

– Primo gradino dell’amore: essere disposti a morire prima di fare un peccato mortale,

– Secondo gradino: essere disposti a morire prima di commettere peccato veniale, con deliberato consenso della volontà.

– Essere disposti a fare perfettamente la volontà del Signore, – se ci fosse da scegliere tra due strade, una di rose l’altra di spine, che diano tutte e due la gloria al Signore e che si scegliesse quella di spine per imitare il Cristo, ecco questa sarebbe la più profonda prova d’amore che può dare un essere umano.

28 novembre 1963

In questa settimana ho mantenuto sempre il buon umore, ci sono stati sì, dei momenti che se mi avessi ascoltata sarei andata in – bassa marea – ma la mia volontà non ha acconsentito. Riconosco in questo la grazia del Signore, infatti i propositi che ho fatto in questi giorni li facevo, più o meno anche prima, eppure i risultati sono diversi.

10 dicembre 1963

Da ieri mattina lavoro in fabbrica da “Ballin”. L’altra volta che lavoravo in fabbrica (Baldan) mi sembrava d’essere un pesce fuor d’acqua, sentivo più interessante, più sensibilmente, il dispiacere che gli altri davano al Signore con i loro discorsi o parole sconce. Mi sono licenziata appunto perché in fabbrica mi sembrava di soffocare in mezzo a tale ambiente. Adesso, a distanza di tanto tempo: due anni e mezzo, mi sembra che l’essere rimasta a casa sia stata una vigliaccheria, infatti se nessuna ha il coraggio di andare a testimoniare Cristo là dove c’è maggior bisogno, quegli ambienti diventeranno sempre peggiori, non so! Ma a me pare d’essere adesso nel giusto, mi sembra di essere solo adesso veramente capace di giudicare.

Questa mattina sono andata a fare la S. Comunione, quando sono uscita di chiesa, quando ero sulla parte, il sacerdote s’è girato e m’ha salutata “Domine vobiscum” sembrerebbe una semplice coincidenza, ma io so che il Signore, solo a scoprirlo, ha una infinità di sfumature d’amore per i suoi piccoli.

Nel tragitto per andare a lavorare, ho continuato a fare ringraziamento, e ho immaginato, anzi, ricordandomi delle parole del Parroco quando parlava della “propria messa” ho cercato di fare anch’io la mia messa, nel percorrere in bicicletta con quella fitta nebbia la strada che mi divide dal mio posto di lavoro, ho cercato d’immaginare d’essere nell’introito della S. Messa, poi quando sono arrivata in fabbrica ho pensato “questo è il mio altare nel quale offrirò il mio sacrificio.

Ieri pomeriggio (ho mangiato in fabbrica, è la prima volta) sono andata a trovare Gesù in chiesa a Paluello, ho fatto diversi atti d’amore.

Questa sera però mi sono lasciata sorprendere per un po’ dalla “luna” ho risposto alla mamma; sono stata arrogante una volta con papà e uno o due con la mamma, eppure, nel mentre che mi lasciavo andare così dal mio caratteraccio, mi dispiaceva, e quando sono salita qui in camera mia per poco non mi spuntavano le lacrime. Ho domandato perdono a Gesù, è stata una confessione delle mie colpe, e una domanda che mi perdoni, dopo, mi sono sentita subito il cuore più leggero.

Eppure bisogna che coordini ancora meglio la mia giornata, bisogna che durante il lavoro mi ricordi di più del mio Amico.

11 dicembre 1963

Oggi non è accaduto nulla di speciale, questa mattina mi sono alzata (un po’ in ritardo) sono andata a lavorare ecc. questa sera sono stata all’adunanza delle effettive; fa bene una volta tanto ritrovarsi tra persone – buone – cioè tra persone delle stesse convinzioni religiose.

21 dicembre 1963

Ancora una volta il malumore ha vinto su di me.

Ieri sera m’era venuto una terribile (luna) e oggi poi…. Speriamo che gli Esercizi che ho intenzione di fare mi giovino.

Verena 27 dicembre 1963

Questo è il primo giorno di questo corso di esercizi.

Che strana sensazione provo, mi sembra d’essere maturata tutto ad un tratto, mi sento così serena e piena di volontà di costruire nel bene, pur essendo nell’aridità sp. Oh Gesù illumina la tua bambina o Gesù.

Dolce cuor di Gesù confido in te. Ho intenzione di non scrivere più niente durante questo S. Ritiro, copierò soltanto ciò che vado scrivendo sul mio blocchetto per appunti durante le prediche del Padre.

26 dicembre 1963

                                                                    Introduzione

Siamo nel Natale perciò nell’introdurci non usciamo da questo mistero che ci mette tanta pace nel cuore.

“Il Verbo ha preso carne”: Dio ha preso un corpo e un’anima come abbiamo noi.

Noi siamo creati per rendere a Dio la gloria che gli è dovuta, il ns. fine principale è proprio questo: rendere gloria a Dio, è dando a Dio ciò che gli è dovuto che ne deriva la ns. gioia intima, la ns. felicità. “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”.

27 dicembre 1963

                                                                   Meditazione

IL VALORE DELLA NS. ANIMA

In un teatro a Roma mentre si stava svolgendo un ballo classico, scoppiò un incendio, tutti cercarono di mettersi in salvo e infatti non ci sarebbe stata una sola vittima, sennonché una ballerina già al sicuro dalle fiamme si ricordò che aveva lasciato nel proprio spogliatoio un paio di scarpette molto preziose, ritornò nel teatro e nel tentativo di porle in salvo, morì bruciata dalle fiamme.

In una ns. nave (una delle più belle dell’Italia) nel 19… capitò che, non si sa come, prese fuoco e tutti cercarono di mettersi in salvo, il dottore di bordo dopo essere già in una scialuppa, quindi al sicuro, si ricordò d’aver lasciato in quella nave il suo portafogli, in un tentativo disperato di salvarlo ritornò su a bordo ma ormai era troppo tardi, poco dopo la nave calò nel fondo del mare.

Di questi esempi si potrebbero citarne molti, ma questi bastano per farci capire come il mondo sia attaccato alle cose materiali tanto da mettere in pericolo e perdere, e la vita del corpo e forse anche quella dell’anima.

“Cosa vale conquistare il mondo intero se poi si perde la propria anima?” Cosa ne direste se andando in una galleria d’arte, state lì ad ammirare un bellissimo quadro, quando vien avanti un imbecille e si mette a macchiarlo, a rovinarlo? Gridereste al sacrilegio artistico, ne rimarreste indignate – pensiamo, Dio quando ci creò (creare cioè fare dal niente) nell’atto stesso che i ns. genitori presentarono il corpo, Dio in un atto d’amore particolare per ogni creatura, infuse l’anima. Di per se stesso l’uomo non avrebbe avuto bisogno d’altro, ma Dio, ammirando il proprio capolavoro gli si dilatò il cuore (se così si può definire) e alzò l’uomo a livello del soprannaturale, lo fece partecipe della sua stessa vita. In questo meraviglioso lavoro di Dio sull’umanità, l’uomo buttò del fango, l’uomo rovinò le meraviglie dell’amore di Dio, tremenda libertà dell’uomo che a differenza di tutte le altre creature può, in forza della propria libertà, rifiutare l’amore di Dio.

Dio è nelle nostre anime

Il nostro corpo è un tabernacolo del Dio vivente. Un uomo in grazia di Dio è migliore mille volte a qualsiasi tabernacolo, anche se questo fosse d’oro. Domandava un bambino a un sacerdote: “Quanto costa un bambino? Perché vorrei comprarne uno” e il sacerdote: “Tanto quanto costa Dio” e questa è la pura verità: noi siamo stati riscattati col sangue di Cristo.

Ma pensate figliole! Pensate un pochino, prima di Gesù c’erano delle persone di alta spiritualità: Israele, Abramo, Mosè, Aronne, etc. Essi offrivano a Dio sacrifici, ma pure tutto ciò non bastava neanche a riscattare la propria anima.

II Meditazione: Dio ci vuole tutti salvi

          Dio ha dato a tutti la possibilità e i mezzi per salvarsi.

Egli essendo infinitamente buono non può volere il male di nessuno.

Non può pretendere dalla creatura una cosa che è sopra la possibilità della creatura.

Dio dà a tutti la grazia sufficiente per salvarsi.

Gesù è venuto su questo mondo non per giudicare, ma per salvare gli uomini.

Dobbiamo prendere il problema della salvezza come ns. personale.

28 – 12 -63

I meditazione: La vita è bella perché è dono di Dio.

Tutte le cose create da Dio sono buone e belle.

L’uomo è il capolavoro di Dio, possiede un’anima spirituale, immortale; è dotato d’un grande dono: la libertà.

Per salvarci non basta credere in Dio, ma bisogna credere anche al peccato. Nel mondo d’oggi manca il senso del peccato: è una eresia del ns. tempo non voler riconoscere il peccato, mentre tutti siamo colpevoli.

Nel mondo aumenta sempre più lo scontento perché non si dà più il giusto valore alle cose. Cosa pensa il mondo del peccato? Il mondo si è ormai assuefatto ad una mentalità larga riguardo alla concezione del peccato.

Anche trovandosi dinanzi ad azioni le più disoneste dice: Che male c’è? Il peccato non gli fa più paura perché vive in esso.

La sensualità e l’istinto sono le tendenze che predominano maggiormente nel mondo d’oggi. Dio pensa del tutto diverso da noi riguardo al peccato.

Per un solo peccato entrò nel mondo la morte; Il peccato quindi è l’unico vero male nel mondo; esso spoglia l’anima dalla bellezza della grazia.

Dobbiamo quindi combattere il peccato e fuggirlo come il più grande nemico.

II meditazione

Appunti

Finché non si lasciano le occasioni anche le confessioni non valgono niente.

Al demonio la cosa che gli dispiace di più è che il peccatore lasci le occasioni di peccato.

Ci sono occasioni remote e occasioni prossime. Le occasioni remote non sempre si possono evitare, mentre invece le occasioni prossime sono quelle che ci veniamo a trovare per ns. volontà.

Le occasioni sono formate da luoghi, persone, cose.

L’occasione prossima è peccato quanto è lo stesso peccato.

La Chiesa è tanto gelosa delle anime che dispensa perfino dall’ascoltare la S. Messa alla domenica se in questa messa ci fossero occasioni di peccato.

Il demonio non viene davanti a noi come è veramente, altrimenti tutti riconoscendolo subito lo eviterebbero.

Se un angelo ci venisse a dire cose contrarie a quello che dice Gesù, non ascoltatelo, potrebbe essere satana camuffato.

Quando l’esperienza ci dice che un tal posto ci è occasione di peccato dobbiamo evitarlo assolutamente, a meno che non ci si vada con una missione speciale, precisa.

29 – 12 – 63

D = Per il Papa e i bisogni della Chiesa

L = Per il mio P. Spirituale

M = Per i miei famigliari

= Per le bambine che il Signore mi ha affidato

G = Per i bisogni delle missioni

= Per coloro che soffrono o che muoiono

= Per le vocazioni religiose.

  • Dicembre 1963

I Obbedire sempre

II Essere sempre di buon umore

III Non cercare mai – apposta – d’essere messa in rilievo

IV Assolvere bene i miei impegni sia in parrocchia come al lavoro

V Amare la pulizia.

Fossò Giovedì 2 gennaio 1964

Ecco! Sono tornata dagli esercizi sp. Ho ricominciato a lavorare, l’anno 1963 è terminato, uh! Quante cose.

Dunque il primo giorno degli esercizi sp. L’ho trascorso abbastanza benino anche se nell’aridità ho sempre cercato di fare il meglio possibile; il secondo un po’ meno, il terzo poi mi sembrava eterno, ma vedevo l’ora di tornarmene a casa, mi sembravo stordita, non riuscivo a concentrarmi in niente, le preghiere poi!  Non finivano mai, e a condire questo meraviglioso stato d’animo ho avuto durante tutti i tre giorni un leggero ma fastidioso mal di testa.

Ora sono tornata, per quanto mi esamini, devo confessare che questi esercizi non hanno dato neanche il minimo frutto. Adesso che è iniziato l’anno ’64, dovrei ricominciare una vita sp. nuova, più fresca, più pura, più intensa, più perseverante, ma aimè, lo spirito è pronto ma la carne è inferma, sento sulle mie spalle tutto il peso delle mie miserie,…

Nell’anno ’63 ormai terminato che cosa ho fatto io di buono? Ho camminato sulla via del burrone e più volte ho messo il piede nel vuoto, ma Dio qual Padre amoroso, m’ha scossa sempre e al momento buono il Signore mi ha salvata dalla morte eterna.

Ripensando all’anno scorso, vedo chiaramente come Dio abbia tenuto per i capelli l’anima mia. 1) l’attaccamento eccessivo; 2) la libertà totale alla mia lingua cosicché ho dato brutte risposte a tutti…, senza tener conto di tutti gli abbattimenti, tutti i malumori ecc. hanno riempito il calice di Gesù fino all’orlo. L’anno ’63 fu veramente miserabile, o meglio, io nell’anno ’63 sono stata veramente miserabile; però provandoci un po’ d’attenzione si potrebbe scoprire meglio la misericordia di Dio, io, così misera, che più misera di tutti devo essere amata da Dio in un modo tutto particolare se è vero che Dio è venuto “non per il giusto, ma per colui che è ammalato”.

Signore, io sono la più misera, sono tutta piagata, Signore! Se tu vuoi, puoi mondarmi.

Giovedì 23 gennaio ’64

Riprendo il mio diario, ma con malavoglia, infatti sebbene avrei tante, tantissime cose da scrivere, sono sempre le stesse: ricadute, tristezze, ripiegamenti, brevi riprese eppoi di nuovo ricadute, malinconie ecc..

Siccome mi riprometto di rilevare, da oggi, solo ciò che è ottimista, di vedere cioè solo il meglio degli avvenimenti, scriverò che potrebbe andare peggio, cioè se sono sempre la solita malgrado faccia la Comunione quotidiana, chissà cosa sarei se non la facessi; così …dopo tutto… piuttosto che peggio!

Mi lascio ancora dominare dalla mia sensibilità così che in questi giorni in cui non ho scritto niente, ho sofferto non poco e non solo nell’ambito famigliare, ma anche nell’ambiente di lavoro.

In fabbrica mi hanno, sotto mia richiesta, cambiato di posto, infatti a cucire a macchina mi faceva male gli occhi, così mi hanno messa in un posto dove devo piegare dalla mattina alla sera, è un lavoro duro, forse il più pesante nella lavorazione delle scarpe.

Lunedì 27 – 1 – 64

Il Signore lavora la mia anima, mi accorgo che comincio a passar sopra a cose che poco tempo fa mi ferivano nell’intimo.

Mi sento tanto calma malgrado non mi sia andato tutto liscio in questi giorni; comincio ad accettare la miseria che sono. In questi giorni il Signore mi ha illuminato in una cosa: la mia miseria è una cosa difficile a spiegarsi, avevi gli occhi chiusi a questo riguardo, li apri leggermente e vedi qualcosa, ti sembra un mare la tua miseria solo perché prima non vedevi niente, poi li apri un po’ di più e ti accorgi che non sei un mare di miseria, bensì un oceano, e così via.

Giovedì 30 – 1 – 64

Bisogna assolutamente che cominci a scrivere regolarmente il mio diario, quante, quante cose mi accadono in un solo giorno!

Come ho già scritto altre volte, sono tanti e così diversi gli impulsi del cuore, i giochetti della sensibilità, la mia poca corrispondenza al Signore, che adesso proprio non riesco a ricordarmi che confusamente certi stati d’animo che presi separatamente sarebbero degni di rilievo. Dirò solo che in questi ultimi tre giorni sono stata abbastanza in pace con me stessa.

Oh! non poter dire sinceramente di corrispondere sempre alla grazia Divina!

Ieri mattina mi sono confessata, dopo ho fatto la Comunione, ma aimè! Che freddezza! Eppure se non avessi ricevuto il Signore sapevo che non sarei stata meglio, ero lì inginocchiata, cercavo di non appoggiarmi col corpo, per mortificarmi, come mi era stato suggerito, ma ho capito che lo stare attenta a come mettevo le mani a stare ferma col corpo ecc. mi distraeva troppo dal pensare e dal ringraziare il Signore, perciò mi sono posata per bene e ho cercato di concentrarmi; l’unico risultato è stato quello di intuire che tutto ciò (la religione) è qualcosa di grande qualcosa che va studiato pezzo per pezzo e che ogni frammento è come una miniera.

Ah! ho intuito, solo intuito e non capito, è vero, già questa è una grande grazia.

Venerdì 31 gennaio 64

Bisogna assolutamente che intensifichi la mia pietà, sono così mediocre!

Bisogna che ricominci da capo, quanti punti del mio caratteraccio che ho da rifare.

Questo desiderio di perfezione mi insegue da più giorni, capisco che il mondo non mi può riempire il cuore, sento che non posso neanche restare così mediocre, sento il bisogno di cambiare, ma aimè! Quando è il momento della prova, il momento di mettere in pratica… cedo al mio caratteraccio……

Vorrei prendere il mio caratteraccio e poterlo stritolare con le mani…

Ma VOGLIO riprendermi, non posso assolutamente perdere altro tempo ancora, ho diciotto anni, bisogna che mi scuota!

Domenica 2 – 2 – 64

Ieri mi sono confessata e poi ho cercato di essere perseverante nei buoni propositi. Mi sembra d’esservi riuscita abbastanza, ma a fatica! Questa mattina sono stata a Messa ultima; tornata a casa, la mamma quasi timidamente, mi ha domandato se ritorno in piazza a fare delle spese. Ero così serena, avevo Gesù nel cuore, gli avevo fatto mille promesse… ma quando mi è stata fatta questa domanda… mi veniva da sudare freddo, a volte sembra impossibile anche a me che per obbedire a una cosa tanto facile, tanto semplice, debba fare tanta fatica! Ho obbedito e mi sono sentita più leggera.

Questa sera sono stata all’adunanza, non mi è piaciuta per niente, abbiamo svolto forse mezza lezione da si e no, quando si mettono a parlare si fermano in particolari e così il tempo vola, questa sera, malgrado tutto ho portato via qualcosa d’importante: un atto di umiltà.  Il Parroco mi ha incaricata di leggere forte alcune strofette dal testo di cultura, ho sbagliato qualche pronuncia e qualche parola.

Alcune compagne hanno fatto dei risolini, ho però saputo prendere l’occasione e ho offerto al Signore i miei sbagli che malgrado tutto non mi avevano fatto male. Una volta mi vergognavo se davanti a delle persone sbagliavo (es. quando andavo a dottrina) ma questa sera mi pareva quasi naturale, credo che sia un piccolo passo avanti.

Martedì 4 – 2 – 64

Oggi ho mantenuto il buon umore durante tutta la giornata, però ho pensato poco a Gesù, è vero, ho canticchiato sottovoce molte canzoncine sacre cercando di pensare a quello che dicevo, ma devo arrivare a pensare di più al Signore.

Oggi pomeriggio sono andata, con una compagna di lavoro, a fare una passeggiata lungo il canale. Cerco di farmi delle amiche e scoprire in loro lati buoni, difatti ne hanno delle qualità; solo è che vivendo in una fabbrica ragazzette di tredici, quindici anni si adattano all’ambiente e così corrono il rischio di perdere l’anima, “il mondo condanna la gioventù moderna, ma non fa niente affinché diventi migliore di quello che è” (ho letto in qualche parte parole pressa poco così).

Io nei riguardi delle mie compagne voglio tener presente: “che il male fa rumore, ma il bene, anche se più silenzioso, c’è”.

“Che tutti abbiano dei lati positivi, anche se gli esposti di solito sono sempre i negativi”

Mercoledì 5 febbraio 1964

Questa mattina ho fatto, come al solito, la Comunione, ma non mi sento a posto, non medito, prego poco – bisogna assolutamente che mi metta con impegno, è vero, ho così poco tempo!…

Il Par. più volte mi ha consigliato di fare diventare preghiera lo stesso lavoro, io cerco di farlo. Infatti alla mattina offro al Signore tutte le azioni, patimenti, ecc. durante il lavoro poi, cerco di ricordarmi del Signore e dire qualche giaculatoria, ma che esca veramente dal cuore, cioè cerco di pensare e provare i sentimenti che dico a Gesù di avere…

Ma tutto questo non basta, mi accorgo che comincio a mormorare del prossimo con molta facilità.

Vedo che il tempo mi sfugge (ho diciotto anni) e io sono qui fredda, più fredda che mai, bello è che fin che scrivo, il solo pensare che dopo devo pregare mi vien da continuare a scrivere, pur di ritardare dal pregare, tutto questo perché non faccio meditazione, se solo pensassi che pregare vuol dire comunicare con Dio!

Domenica 9 – 2 – 64

Venerdì non è capitato niente degno di annotazione. Sabato invece mi sono lasciata prendere dalla malinconia, che terribili momenti! Tutto ti pare nero, la tristezza ti prende e ti lascia come paralizzata, tanto più che la volontà non è esercitata. Riconosco che se sono ancora nella retta via, lo è per il Signore, è Lui che malgrado tutte le mie offese, mi tiene stretta a sé, però forse è presunzione quello che sto per dire?) mi sembra che malgrado tutto abbia fatto dei progressi, sembrerebbe un paradosso, ma io vedo che i momenti di tristezza, anche se lentamente si stanno diradando, nei rapporti con Dio comincio a capire che l’esito delle ns. vincite sp. dipendono da Lui più di quanto non pensassi.

Martedì 11 – 2 – 64

Sono appena tornata da una festicciola fatta dalle suore con le compagne di Az. Cat. è stata abbastanza divertente, quello che mi è piaciuto di più è che abbiamo ballato, è la prima volta in vita mia che ho tentato di ballare e mi è piaciuto moltissimo ballare! Abbandonarsi all’altra compagna e lasciarsi accompagnare a suon di musica….

Capisco adesso, e solo adesso perché il ballo eserciti tanto fascino tra le ragazze, tanto più se al gusto della musica si aggiunge il piacere d’essere corteggiate dai ragazzi.

Che non impari a ballare! Mi piace troppo!  Se in un momento di debolezza entrassi per caso in una sala…sarei capace di diventare una cliente abituale!

Domani è il primo giorno di quaresima, sono fortunata perché con la scusa di dover andare dall’oculista posso ascoltarmi tranquillamente una bella Messa e la funzione delle ceneri, eppoi, se voglio essere sincera non mi dispiace la prospettiva d’una mezza giornata di vacanza anche perché il lavoro da un po’ di tempo mi riesce più pesante del solito. Una volta mi fa male la schiena, una volta la testa, un’altra lo stomaco ecc…. ma adesso che comincia la quaresima non voglio lasciarmi sfuggire niente, tutto voglio offrire al mio Signore, tutto, sono fredda sp. anzi sono ghiaccia, ma non importa, solo vorrei poter lavarmi ben bene l’anima prima di ricominciare.

Mercoledì 12 – 2 – 64

(Primo giorno di quaresima)

“Cerca soprattutto di adempiere il più perfettamente possibile i tuoi doveri, da quelli di lavoro a quelli in famiglia, come pure a quelli di apostolato.”

Questa mattina ho assistito e partecipato, alla funzione delle ceneri, poi ho assistito ad una Messa intera (si capisce il valore di poter ascoltare la messa intera tutti i giorni, solo quando non si può farlo).

Oggi ho sempre cercato di piacere a Dio.

Venerdì 14 – 2- 64

Questa sera sono stata all’adunanza effettive, ho portato via un pensiero: devo mettercela tutta per santificarmi; anch’io sono responsabile della sorte di tutti gli uomini della terra!…

Domenica 16 febbraio 64

Ieri mi sono confessata, non ero fredda, ma neanche calda sp., ho confessato le mancanze che mi ricordavo e ne ho ricevuta l’assoluzione accompagnata da qualche consiglio, dopo sono stata a contare i giornaletti ecc.

Ho offerto al Signore questo digiuno, questo è un digiuno che mi costa assai più di quello corporale, constato però come io sia ancora immersa nella sensibilità, come dia ancora troppa importanza a cose che gioverebbe passarci sopra, come di queste cose ne soffra!

Il Signore mi insegue con i suoi richiami, ah! Come sento il bisogno di cambiare, di vivere più unita a Lui, di salvarmi e di salvare… Quanto bisogno c’è di persone sante! Dovrei santificarmi per le mie bambine! Ne ho 35, trentacinque bambine affidate a me, 35 animette innocenti da guidare, da salvare, che disegni avrà il Signore su di esse? Che cosa vorrà da esse? E loro che cosa gli daranno? 35 bambine, 35 vie diverse! …

Anch’io una volta ero una come loro, piccolina, forse molto timida, ma con un cuoricino che se fosse stato guidato avrebbe saputo essere più generoso, molto più generoso di quel che non fosse, mi ricordo con che piacere ascoltavo parlare di Gesù, specialmente se colui che me ne parlava era il Parroco. Quante cose che potrei scrivere della mia fanciullezza! Quanti ricordi lieti nei primi anni e poi tristi, tristissimi; la mia breve vita avrebbe potuto essere molto più dritta se non ci fossero state certe -circostanze, certe cose, certe persone.

Fin che scrivo, sono qui nella mia stanzetta; non è di lusso, ma abbastanza accogliente, direi molto carina, eppure se non fosse perché mi è troppo utile, vorrei disfarmi del mobilio e di tutto ciò che l’adorna, a differenza di non molto tempo fa che ne ero attaccatissima!

Giovedì 20 febbraio 1964

Ieri mi sono confessata, poi durante tutto il giorno ho cercato di controllarmi, di essere cioè gentile con tutti, di buon umore e obbediente, di stare unita a Dio il più possibile, ciò messo tanta attenzione che nell’esame particolare (sul controllo del mio carattere) ho trovato d’essere esplosa solo una volta, o meglio, di aver perso la pazienza, è stato con mia nipotina, ma poi me ne sono subito accorta e ho riparato.

Questa sera invece mi son lasciata andare, oggi sono stata poco unita al Signore ed ecco i risultati…

So che lo scoraggiarsi è conseguenza di amor proprio, ma questa mia lingua mi fa proprio cadere le braccia.

Non cambierò mai più?

Vorrei fare un altro esperimento: fare tanta penitenza, spingerla al massimo per almeno quindici giorni, fare come se fossi nell’entusiasmo, la mortificazione del corpo mi gioverebbe a indebolire questo cavallo impazzito che è il mio carattere, vorrei fare tutto ciò senza dirlo al P. S. ma come fare? A parte il fatto che ne sia costretta per via dell’obbedienza, Lui, per grazia di stato, vede più lontano che non i miei occhi “così miopi”. Domani mattina voglio esporgli il mio pensiero, se Lui lo respingerà, (come purtroppo prevedo) vorrà dire che era un’illusione il pensare che la penitenza mi potesse giovare allo spirito.

Domenica 23 febbraio 64

“Il Signore ha permesso e permette certi stati d’animo, certe prove”.

“Dobbiamo domandare al Signore la volontà per continuare”.

Mi sono confessata, ho cercato di ascoltare bene la S. Messa, ho cercato di pregare, ma quante cose mi restano da fare… devo rinnovarmi completamente. Prima di tutto devo organizzare bene la mia giornata, il mio tempo libero affinché lo possa far fruttificare il più possibile, niente devo perdere di tempo!

Devo rinnovare tutto, a cominciare con me stessa, cioè con la mia vita religiosa spirituale, poi con l’intensificazione dell’apostolato, ecc..

Questa mattina ho ricevuto il permesso di fare delle penitenze, anche se con certe riserve, è abbastanza rigoroso.

Da tener presente: di non toccare mai il sonno e il necessario cibo, cioè non far penitenze diminuendo il cibo, ecc..

Lunedì 24 febbraio 1964

Oggi mi sembra sia andata abbastanza bene. Avrei tanto lavoro da sbrigare, ma aimè mi manca il tempo. È tempo di finirla con la mediocrità, voglio lavorare, lavorare intensamente, sia nella mia anima, come all’esterno, cioè tra le mie bambine, devo rendere più attiva la mia opera, devo scuotermi e scuotere.

Anche in fabbrica devo fare di più, ho in mente un piano: ci sono due ragazzette tredicenni, le voglio lavorare, devo arrivare a fare una specie di circolo, di “raggio”. Adesso ho quasi diciotto anni, non sono più la timida bambina quindicenne di quando lavoravo da Baldan, da un po’ di tempo a questa parte mi accorgo che anche le più “vecchie” cioè le maestre più vecchie (quelle peggiori le più “fuori strada”) almeno umanamente lo sono, (non vorrei esagerare) le sono simpatica, sarà perché cerco d’essere gentile? Certo è che se mi vedessero in casa, quando ho certe lune, non mi riconoscerebbero più, voglio riuscire a diventare sempre uguale a me stessa, sia in laboratorio che in casa.

Certo è che devo aver molto tatto, perché basterebbe una osservazione fatta senza la dovuta umiltà per buttare tutto all’aria.

Giovedì 11 Giugno 1964

Lo scoraggiamento deriva dal proprio io, il nostro io; o ci esalta, se siamo riuscite, o ci deprime oltremodo. Dobbiamo deporre la nostra fiducia non in noi stessi, nelle nostre forze, ma (confidare) in Dio.

Ho ottenuto il permesso di mortificare il corpo di «frate asino», devo però usare prudenza.

Venerdì 12 Giugno 1964            

Questa sera ho incontrato il P.S. , mi sembra molto dimagrito, ho parlato brevemente assieme; è un santo! Dalla sua persona, dal timbro della sua voce, dallo sguardo dei suoi occhi, dal modo di fare, si sente che è una persona equilibrata, che è una persona in pace con il Signore, che è un santo.

Ah! Si lo amo il mio P.S., lo amo teneramente, sento che se dovesse avvenire un distacco di spazio tra noi, ne soffrirei profondamente, purtroppo questo prima o poi accadrà, soltanto il pensiero che in Paradiso ci ritroveremo mi consola un poco, però chissà lui a quali altezze sarà arrivato nelle virtù, io mi sento così meschina, così fredda. Dio mio è che sono giovane, che se ci metto tutta la buona volontà ci riuscirò anch’io, ma… e se mi fermassi? Se mi adagiassi così ad una vita mediocre?

«Dobbiamo riporre la nostra piena fiducia non in noi stessi, nelle nostre forze, ma in Dio».

Giovedì 25 Giugno 1964           

Pro memoria

Ieri: ho fatto delle leggere mormorazioni (due o tre), ho fatto a Renato delle osservazioni con voce un po’ alterata, e alla sera ho trascurato le preghiere.

Oggi: ho fatto delle restrizioni mentali sul lavoro, ma non c’era motivo per farle, potevo benissimo dire la verità. Sono ambiziosa: lo manifesto in piccole cose.

Questa mattina quando mi sono svegliata, erano già le sei, invece di fare subito un bel salto dal letto, sono rimasta lì altri cinque minuti.

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Qui finisce improvvisamente il diario di Ginetta Vanuzzo, perché il 18 luglio 1964, andò alla casa del Padre, alle braccia del Suo Figlio Gesù. Ginetta morì a causa di un incidente stradale nell’ospedale di Dolo, alle ore 4.00. L’incidente successe la sera precedente, il 17 luglio, alle ore 19 circa, stava andando da nostra sorella Giuliana tra la fabbrica di Ballin e il rettilineo che porta al centro di Fiesso d’Artico. Io, suo fratello Renato, devo dare la mia testimonianza per iscritto nella presente, come anche la dà mamma Maria, mia moglie Maria Noemi e Primo Baldan, marito della sorella Giuliana.

Mia moglie, dette per prima al telefono la triste notizia al padre spirituale di Ginetta, don Mario Pinton. Turbato dal dolore a questa notizia, ci raccomandò subito di chiamare il fotografo Dorino (che abitava a fianco della nostra casa), per fargli una foto nella parte del cuore, spostando un pó la maglietta. Noemi non capì bene quanto diceva, come tutti noi in quel triste momento. La foto non venne fatta perché tutti eravamo sopraffatti dal dolore e dalla confusione.

Il padre spirituale nel frattempo ci raccomandò di andare a vedere sul suo petto, vicino al cuore, ci doveva essere visibile – disse: verrò anch’io quanto prima a vedere – una cicatrice a forma di croce impressa da lei stessa consacrandosi a fuoco come suora missionaria, in una notte come atto d’amore per il suo Gesù, in occasione della giornata missionaria, con voto di non sposarsi.

Questo venne raccontato dal padre spirituale in un secondo momento, alla nostra mamma, la quale come tutti noi non si era accorta mai di nulla, ed è stato anche per noi una grande sorpresa, specialmente per papà. La mamma capì, poi, il motivo per cui Ginetta non voleva mai andare dal dottore, e perché tenesse sempre ben chiusa la maglietta sino al collo. Inoltre, non voleva farsi aiutare a lavare la schiena dalla mamma, perché aveva paura che scoprisse il suo segreto. La mamma Maria cercò per molto tempo nella memoria, quando potesse essere stato fatto questo segno e come mai non si fosse accorta di nulla. Ecco che si ricordò improvvisamente che una mattina aveva trovato la sua canottiera con delle macchie di sangue.

Chiese spiegazione e Ginetta rispose: «mi sono graffiata». In seguito, – questo ci è stato raccontato dallo stesso padre spirituale – ebbe dal padre spirituale un forte rimprovero, per aver fatto questo gesto senza chiedere il suo consiglio. Il padre rivolgendosi a Ginetta le disse: «ti rendi conto cosa vuol dire esserti consacrata a Gesù con una crocetta infuocata sopra il cuore? Questa consacrazione non si annulla più, è per l’eternità!». Così il padre spirituale parlò subito a lei e in seguito lo raccontò anche a noi. Lei rispose di essere stata consapevole del valore del gesto che faceva, e di esserne contenta per poter ricambiare il suo amore a Gesù, ultimo suo fine. Si pensa che la sua consacrazione ufficiale sia avvenuta il 22 ottobre 1961 con voto di non sposarsi. Il padre spirituale le disse: «da oggi in poi, se vuoi che io sia ancora il tuo padre spirituale, devi obbedienza a me, e io ti dirò di volta in volta se è il caso o no di fare quello che ritieni: non farai più di testa tua, quando ancora mi chiederai. Quanto e in che modo ti possa concedere la penitenza, te la concederò tanto quanto sarà compatibile per non aggravare la tua salute, già troppo esile. Te lo ripeto: ora mi devi obbedienza, per il Nome di Gesù».

Così ci raccontò il padre spirituale dopo la sua morte come ci disse anche: «i suoi peccati più gravi, per non fraintendere, erano per non essere stata umile, capace di dominare il suo caratteraccio, ecco le sue frequenti cadute! Che angoscia provava, dopo la morte della sorella, quando ce lo raccontava lo diceva con tanto dispiacere e anche lui tanta, tanta angoscia: «mi mancherà e quest’anima bella rimarrà nel mio cuore per tutta la mia vita di sacerdote» – è quanto lui ci disse.

Io come unico fratello rimasto, Renato, testimone di fronte a Dio, confermo che la mamma Maria, tante mattine veniva a confidarsi e mi diceva: «ho molto pensiero per la salute di tua sorella Gina; l’ho spiata e ho trovato più di una volta che dormiva sul pavimento della sua stanzetta. Non so come comportarmi: vorrei dirlo al suo padre spirituale, a sua insaputa, cosa ne dici?», mi chiedeva la mamma, e io rispondevo: «perché no, anzi, fallo». Quello che posso dire io, è che mia sorella mi inteneriva molto negli ultimi tempi ed era la sua dolcezza anche nei miei riguardi.

A mio modo ricambiavo, nonostante sia stato in precedenza non sempre riguardoso, anzi, un tantino rude, a volte egoista con lei e con l’altra sorella Giuliana, come può succedere in quelle famiglie in cui l’unico pilastro nella fede era la sola mamma (io non lo ero molto, ero piuttosto un giovane che desiderava solo divertirsi). Il papà Antonio in seguito alla morte di Ginetta si convertì, si confessò e si comunicò dopo tanti anni che non lo faceva! Due mesi dopo morì anche lui, a settembre del 1964.

 Da quando per consiglio del confessore di Ginetta andò a vedere la crocetta che si era fatta a fuoco sul cuore dalla figlia stessa, andò in sala mortuaria all’ospedale di Dolo. Era un incredulo, non so se fosse addirittura ateo, so solo che quando Ginetta, allora quindicenne, gli chiese il permesso di andare missionaria in Africa (lei aveva adottato già un bambino africano con la sua paghetta!) il papà subito rifiutò. Pochi mesi prima che avvenisse l’incidente mortale, erano tornati sull’argomento e il papà gli aveva detto: «andrai in Africa come missionaria quando sarai maggiorenne (allora si diventava maggiorenni a 21 anni). Per metterti alla prova, aspetterai e si vedrà ancora se persisterai in questo desiderio. Solo allora accetterò, nonostante la mia eventuale contrarietà».

Quando Ginetta venne a mancare, il papà ne risentì molto e pianse amaramente ripensando a come le avesse rifiutato il consenso a diventare missionaria. Egli si rinfacciava di essere stato la causa della sua morte, per non averla lasciata andare missionaria quando le chiese il permesso di farlo. Ginetta aveva 15 anni quando fece questa richiesta e il padre spirituale ritiene che proprio a quell’età ella compì questo gesto d’amore consacrandosi a fuoco al Suo Re Gesù Cristo che tanto amava di nascosto. Da qui il monito del padre spirituale, don Mario: «non si può cancellare per l’eternità, quando ci si consacra a fuoco, tale è l’atto per cui ci si sposa solo in forza e spinta da un Soffio dello Spirito Santo, che sarai adesso per l’eternità, Sua Sposa». Questo ci disse don Mario dopo la morte di Ginetta. Questo è quanto posso testimoniare. Quando era in vita, Ginetta aveva offerto molte penitenze e preghiere a Dio chiedendo la conversione del papà. Questo avvenne solo dopo la sua morte! La mamma andò alla casa del Padre il 30 giugno 2003, aveva 91 anni e tutta la sua rimanente vita, dopo la morte della figlia amata, fu consacrata alla preghiera. Don Mario Pinton, il padre spirituale di Ginetta, morì il 12 luglio 2010, aveva 97 anni.